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Ucraina: dallo stadio al fronte, anche gli ultras vanno in guerra/Adnkronos

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Roma, 12 mar. – (Adnkronos) – Dallo stadio al fronte, anche gli ultras vanno in guerra in Ucraina. Il ‘battaglione Azov’ è un reparto militare fatto di ultrà, di ispirazione dichiaratamente neonazista, che in questi giorni si è piazzato a difesa della città portuale di Mariupol sotto assedio dei russi. Nato nel maggio del 2014 dalla fusione di due gruppi paramilitari provenienti dalla galassia dell’estrema destra ucraina, il reparto è stato fondato da Andriy Biletsky, un militante neonazista. E’ formato da circa 2mila persone, che diventano circa 10mila aggiungendo le altre organizzazioni legate al gruppo. E’ figlio di uno dei gruppi più violenti degli ultras del Metalist Kharkiv (club nel quale giocò per una stagione anche l’ex capitano dell’Atalanta Papu Gomez).

Il capo, Andriy Biletsky è un ex-militare noto come “Fuhrer bianco”, che si presenta come difensore dell’arianità della razza Ucraina ma soprattutto all’epoca a capo di “Setta 82”, un gruppo dominante degli ultras del Metalist Kharkiv.

La fortuna del battaglione Azov si deve soprattutto ad Arsen Avakov, industriale ucraino e ministro dell’Interno sotto tre differenti governi tra il 2014 e il 2021. Negli anni che hanno fatto seguito alla rivoluzione di Euromaidan del 2013-2014, l’uomo ha sponsorizzato la creazione di battaglioni di volontari con cui integrare le deboli forze regolari ucraine. Tra questi c’è proprio lo stesso battaglione Azov. È stato Avakov a spingere per l’integrazione dell’Azov nella guardia nazionale, trasformandolo così in una forza regolare dell’esercito ucraino.

Negli ultimi anni la quasi totalità del tifo ultras in Ucraina è legato all’estrema destra. Tutto è cominciato da Kharkiv, il 15 settembre 2013, quando a margine della partita tra il Metalist e la Dinamo Kiev si verificano scontri tra le due tifoserie e nell’occasione i tifosi di casa sono spalleggiati dagli ultras russi dello Spartak Mosca, oggi nemici giurati.

Il 13 febbraio 2014 più di trenta gruppi ultrà siglano una tregua nel nome della comune appartenenza al “popolo ucraino”, documento è sottoscritto dalla quasi totalità delle tifoserie della Premier Liha, con l’abolizione di ogni forma di reciproca aggressione, fisica e verbale, per convogliare ogni sforzo contro il governo filo-russo dell’epoca, tanto da rendersi protagonisti delle principali rivolte, come quella di Mariupol.

In seguito anche gli ultrà dell’est del paese, tra cui quelli dello Shakhtar Donetsk e della Crimea, si uniformano alle posizioni anti-governative e anti-russe. Legami tra calcio e politica, spesso di ideologie filo-naziste, come ad esempio la connessione tra il partito di estrema destra Svoboda e gli ultrà del Karpaty Lviv.

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