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Salute, esperti: “Influencer e cantanti hanno sdoganato i disturbi mentali”

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Roma, 13 lug. (Adnkronos Salute) – I personaggi dei social, gli influencer, i cantanti e “anche la famiglia reale inglese, con Henry e Megan, hanno sdoganato il problema mentale e fatto un passaggio culturale parlando di disagio, cure, farmaci, senza prendere posizioni ideologiche, ma con molto pragmatismo. Siamo in un Paese chiamato ad alto reddito, in cui però solo la metà delle persone con depressione riceve cure adeguate. Noi finanziamo la salute mentale con il 3,2% (del fondo sanitario, Ndr), mentre Francia e Germania con il 9-10%. Questo ci dice l’abissale differenza con cui viene considerata la salute mentale, la capacità di parlarne e di utilizzare le cure”, afferma Claudio Mencacci, psichiatra, co-presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia, intervenendo al talk ‘Covid, guerra, crisi economica… quali soluzioni per l’ansia da infodemia?’, ottavo webinar promosso e organizzato da Alleati per la Salute, il portale dedicato all’informazione medico-scientifica sostenuto da Novartis.

All’incontro – moderato da Federico Luperi, direttore Innovazione e nuovi media di Adnkronos – hanno partecipato anche David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop), e Daniele Francescon, co-founder di Serenis, piattaforma digitale attiva nel sostegno psicologico. Durante il dibattito – trasmesso in diretta streaming nei canali social di Adnkronos e disponibile nel portale alleatiperlasalute.it – si è discusso del disagio mentale che, complice la pandemia e le ricadute economiche della guerra russo-ucraina, ha investito tutti, anche personaggi famosi più o meno giovani, influencer e cantanti che sono usciti allo scoperto, denunciando il problema. Oltre ai nipoti della regina d’Inghilterra, anche Chiara Ferragni e Fedez hanno dichiarato di soffrire di ansia e attacchi di panico. Ci sono poi Adele e Lady Gaga, ma anche giovani cantanti di casa nostra, espressione della generazione zeta come Sangiovanni, Ariete, Cmqmartina, Irene Graziosi, Luporini, McDanalds, Mr Rain: la lista è lunga.

A proposito di disagio psicologico, Mencacci ricorda che “le persone che soffrono di disturbi cardiologici oncologici e metabolici hanno comorbidità frequente con depressione e chi ha depressione ha un rischio triplicato di sviluppare queste patologie. Questa comorbidità – continua – significa che sono due patologie co-presenti che peggiorano gli esiti. Chi soffre di depressione ha una aspettativa di vita inferiore di 10-14 anni. Il supporto psicologico è fondamentale non solo per le patologie oncologiche, ma anche nelle situazioni della cardiologia, diabetologia: questa condizione peggiora gli esiti clinici”.

A proposito dell’infodemia, cioè la diffusione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta anche inaccurate, è intervenuto Lazzari, osservando che “sono state fatte ricerche sul tema che dimostrano come l’esposizione eccessiva, quantificata in ore, ai media o social, crea una condizione di ansia e stress. È un dato di fatto – dice lo psicologo -. È evidente che, come tutti i mezzi, vanno usati con equilibrio. È un dato di fatto che i media tendono a enfatizzare o essere ripetitivi: l’abbiamo visto con i bollettini nella pandemia. C’è un effetto di amplificazione che interessa tutte le dinamiche. Abbiamo una realtà che amplifica: è evidente che questa situazione richiede un uso consapevole dei mezzi di informazione perché può creare problemi”.

Sui fattori che caratterizzano l’infodemia, in particolare l’enfasi nel dare le informazioni, Lazzari sottolinea che “non è solo ripetizione e amplificazione. Basta pensare al meteo. Vengono date da qualche anno informazioni meteorologiche come apocalissi e questo, rispetto a come siamo fatti”, crea disagio. “Abbiamo una natura arcaica per cui la nostra fisiologia si confronta con una realtà che è diversa da quella che ci ha formato – spiega lo psicologo -. I messaggi che ci arrivano anche in maniera subliminale rischiano di essere eccessivi. C’è necessità di fare una campagna sui media per affiancare dati oggettivi. È importantissimo dare informazioni autorevoli, mentre molto spesso i media usano i talk show dove appositamente si crea il conflitto che disorienta. Noi, che siamo professionisti della salute, abbiamo come riferimento la scienza e la ricerca, non andiamo avanti a opinioni. Bisogna proteggere la scienza, che sia autorevole. L’autorevolezza crea fiducia, se la disperdiamo perdiamo un patrimonio. La nostra società – conclude Lazzari- è basata sulla fiducia”.