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Ruby ter: difesa Berlusconi, ‘dichiarazioni Imane Fadil non dimostrano corruzione’

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Milano, 17 ott. (Adnkronos) – Le dichiarazioni di Imane Fadil, la modella morta l’1 marzo 2019 per un’aplasia midollare e ritenuta dalla procura di Milano una testimone chiave contro Silvio Berlusconi, non dimostrano l’esistenza di un accordo corruttivo che avrebbe visto protagonista il leader di Forza Italia. Lo spiega nella sua arringa Federico Cecconi, difensore dell’ex premier nel processo in corso a Milano.

Tra il febbraio e il marzo 2015 la giovane di origine marocchina ha reso dichiarazioni ai pm titolari dell’indagine, ma la sua “terribile morte comporta delle inevitabili conseguenze di carattere processuale, perché le sue dichiarazioni rese in assenza di contraddittorio privano le difese di una legittima possibilità e capacità di procedere al controesame. Questa povera ragazza meritava di essere oggetto di precisazioni e approfondimenti perché secondo la procura ha reso affermazioni particolarmente significative dando dimostrazione di essere al corrente del perché alcune ragazze avevano rese dichiarazioni false nei processi Ruby e Ruby 2”.

Affermazioni a cui la difesa Berlusconi non crede: i processi “hanno dato dimostrazione più e più volte di soggetti approfittatori che hanno cercato di fare biecamente business, millantando conoscenze con Berlusconi, sono tanti”. Ad esempio la frase di un testimone ‘C’è la possibilità di recuperare…’ sono “la dimostrazione plastica di approfittamento”, per questo la difesa del Cav propende “più che una proposta corruttiva” per un meccanismo “estorsivo” da parte di alcune ragazze. In questo senso la produzione da parte della procura delle dichiarazioni di Imane Fadil sono “inidonee – secondo l’avvocato Cecconi – a dare dimostrazione dell’esistenza di un accordo illecito”. Allo stesso modo anche l’intervista a Marystell Polanco non rappresenta una prova contro Berlusconi, ma solo la voglia di un giornale di cavalcare mediaticamente il caso.