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Ricerca, Chiocci (Inqua): “Italia patria scienze Quaternario, enciclopedia a cielo aperto”

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Roma, 14 lug. (Adnkronos) – “L’Italia è la patria delle scienze del Quaternario, la nostra nazione è geologicamente molto giovane ed ancora in formazione, e tutti i possibili ambienti quaternari sono presenti estensivamente. L’Italia è una un’enciclopedia a cielo aperto degli ambienti quaternari”. Così Francesco Latino Chiocci, presidente di Inqua e professore ordinario di Geologia Marina del Dipartimento di Scienze della Terra alla Sapienza, a margine dell’inaugurazione del XXI Congresso di Inqua avvenuta questa mattina nell’Aula Magna dell’Università Sapienza di Roma.

“Sono passati oltre dieci anni da quando concepimmo con alcuni l’idea di proporre la candidatura dell’Italia per ospitare il congresso sul Quaternario, uno dei più importanti eventi a scala planetaria per lo studio dell’evoluzione recente del nostro pianeta. Una comunità, quella italiana, molto attiva e in molti campi diversi: dalla paleontologia del Quaternario alla sismologia, dalla paleobotanica alla glaciologia, dalla geologia marina alla paleoantropologia, dall’archeologia preistorica alla ricostruzione delle variazioni del livello del mare. Abbiamo organizzato quattro mostre espressamente per il congresso, organizzato eventi conviviali fuori dalla città universitaria”, racconta.

“All’organizzazione del Congresso abbiamo accoppiato anche una grande iniziativa scientifica a livello nazionale: realizzare la prima carta del Quaternario italiano in scala 1:500.000 – spiega Chiocci – E’ un’iniziativa immediatamente sposata dall’Aiqua (l’associazione italiana per lo studio del Quaternario) ed infine sponsorizzata dal Cnr (l’ente che supporta la partecipazione italiana in Inqua) da Ingvv, Ogs ed Ispra, l’ente cartografico di Stato. Tutti i fenomeni naturali che le scienze del Quaternario studiano ci aiutano a comprenderli sempre di più”.

“Il global change è solo una parte della storia. Noi, come quaternaristi, ci occupiamo anche dei local change, ed è essenziale che il cambiamento globale non diventi uno scudo deresponsabilizzante per la politica per la gestione dei cambiamenti locali prodotti dall’attività antropica, cambiamenti che spesso sono di ordini di grandezza più grandi dei cambiamenti globali: questo il ruolo sociale che le scienze del Quaternario sono chiamate ad assolvere e che questo congresso, per quel che gli compete, contribuirà a fare”, conclude.