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**Pd: il saluto di Letta, la coerenza su Kiev e un passaggio di consegne senza ferite**

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Roma, 24 feb. (Adnkronos) – E’ una di quelle coincidenze del destino, quella che ha fatto capitare oggi il suo ultimo atto da segretario proprio nel giorno dell’anniversario dell’invasione dell’Ucraina. Sulla guerra si è manifestato il segno forse più significativo e netto della segreteria di Enrico Letta. Di certo il posizionamento “più complicato e caratterizzante”, dicono i suoi. Una coerenza che Letta ha rimarcato anche oggi nel doppio appuntamento davanti all’ambasciata ucraina e poi russa. “Rifarei tutto quello che ho fatto e sono orgoglioso di aver portato il Pd in prima linea a fianco di un popolo oppresso”, è il pensiero del segretario uscente.

Una segreteria iniziata con il Pd sull’orlo dell’implosione con le dimissioni di Nicola Zingaretti e di quel “mi vergogno del mio partito” messo nero su bianco su Fb. Richiamato da Parigi, invocato anche da chi non gli fu propriamente vicino ai tempi di Matteo Renzi e dell’addio a palazzo Chigi, Letta accettò la scommessa in quell’avvio del 2021. “Non mi sono pentito di essere tornato da Parigi”, ha detto nell’assemblea nazionale di gennaio, l’ultima da segretario.

Due anni di momenti alterni. Dai successi con le vittorie alle amministrative, Roma in testa. E poi il capitolo Quirinale con la riconferma di Sergio Mattarella e il Pd di Letta al centro delle dinamiche parlamentari. Quindi, le sconfitte. La caduta del governo Draghi, lo strappo con i 5 Stelle di Giuseppe Conte e una campagna elettorale con il centrosinistra diviso e destinato a sconfitta certa.

Il giorno dopo quella sconfitta, Letta ha deciso di restare e portare il Pd fino al congresso che si chiuderà con le primarie di domenica 26 febbraio. “E’ giusto che chi ha guidato il partito al risultato elettorale sia rimasto a guidare questa fase, una fase in cui, dopo una sconfitta elettorale, si prendono solo colpi”, ha ammesso Letta. “E’ stato giusto tenere duro e arrivare qui oggi” ma, si è lasciato andare davanti alla platea dell’assemblea nazionale di gennaio, “amarezze e ingenerosità le tengo per me”.

Che farà Enrico Letta da lunedì? “Faccio semplicemente il parlamentare”, è la risposta che ha dato a tutti quelli che glielo hanno chiesto in queste settimane. Tempo fa Letta aveva smentito indiscrezioni che lo davano per capolista alle europee del 2024. Certo, la possibilità di incarichi per un ex-premier è articolata. Sia a livello europeo che di istituzioni internazionali. Ma i suoi ripetono: “Non ha ambizione di ruoli”.

E anche il passaggio di consegne stavolta, a differenza di altre, non porta con sè ne’ ferite ne’ strappi, assicurano al Nazareno. “Nessuna ferita come quelle lasciate dalla stagione di Matteo Renzi…”. Giusto lo screzio negli ultimi giorni con Andrea Orlando sull’intervista al New York Times e il giudizio su Giorgia Meloni premier.

Ma, rimarcano dal Nazareno, ci sono stati sostanzialmente due anni di pace nel partito, nessuna lacerazione personale. “Questo è un lascito che dimostra che si può essere uniti e remare nella stessa direzione pur nelle differenze, com sta accadendo in questo congresso stavolta davvero contendibile ma giocato con fair play”.

Con la rivendicazione della coerenza sul posizionamento su Kiev si chiude l’ultimo atto della segreteria Letta. “La mattina di un anno fa ci siamo svegliati e l’invasore era entrato in Ucraina portando morte e distruzione. Dal primo momento siamo stati con la resistenza del popolo ucraino. Continueremo a farlo in nome dei valori di libertà e giustizia. I valori della Costituzione italiana e dell’Europa”.

Sebbene un ‘saluto’ al partito, Letta lo abbia un po’ già fatto in occasione dell’assemblea nazionale di gennaio. E il segretario lo aveva fatto così: “Esco più determinato di quanto ho cominciato, esco più innamorato del Pd di quando ho cominciato”. Poi la chiusa ironica: “E vi assicuro che non costruirò un partito alternativo al Pd…”.