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Nuova realtà femminile a Cesano Boscone, dal sud-ovest milanese al sogno pro

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Roma, 25 apr. (Adnkronos) – Il mondo del calcio femminile in Italia sta vivendo una fase di grande effervescenza e sviluppo, a livello tecnico, tattico e manageriale. I Campionati del Mondo in Francia, dove l’Italia si è affermata come sorpresa positiva arrivando ai quarti di finale, hanno contribuito ad accrescere ancora di più l’interesse su questo sport. Anche grazie a questa spinta è nata a Cesano Boscone, nel sud ovest del milanese una nuova realtà del calcio femminile con ragazze determinate a raggiungere i propri sogni.

Il percorso verso il professionismo è ancora lungo, perché si tratta di un tema non solo puramente sportivo, ma che coinvolge l’ambito della diversity & inclusion. Una spinta ulteriore è stata data, grazie anche alla propria storica sensibilità per questi valori, da Grenke Italia che già da alcuni anni ha deciso di sostenere il movimento del calcio femminile italiano.

“Il progetto che uno sponsor come Grenke ha sposato ha l’obbiettivo di creare una filiera di squadre femminili per rivolgersi al territorio. Siamo partiti da zero con la squadra femminile ma il progetto nel lungo termine è creare una filiera giovanile femminile e fare il salto nel giro due anni in Serie C”, ha spiegato Luca Garaffoni, tecnico del Cesano Boscone Idrostar realtà dell’eccellenza femminile all’Adnkronos.

“Allenare una squadra femminile è molto diverso dall’allenare una squadra maschile, dalla gestione dello spogliatoio, alla gestione di rapporti personali con le giocatrici. C’è un modo diverso in cui porsi, nella gestione, nel quotidiano e nel pre e post partita”, ha aggiunto il tecnico spiegando che a Cesano Boscone su una rosa di 24 giocatrici solo una è residente nel comune mentre le altre vivono quasi tutte nell’hinterland, due in Piemonte e molte a Milano”, ma le richieste continuano ad aumentare.

“Ce ne sono tante di ragazze che vogliono iniziare. Dopo il mondiale femminile, dove l’Italia ha fatto molto bene, il trend è in salita e di conseguenza i numeri sono aumentati, sia in Promozione che in Eccellenza si sono visti numeri importanti con 4-5 squadre nuove, tutti stanno cavalcando la possibilità di avere una squadra femminile nelle propria categoria o società”.

E le ragazze puntano al professionismo. “Negli ultimi anni, soprattutto dopo il mondiale il calcio femminile ha ottenuto più visibilità e sta crescendo. Questa crescita però riguarda principalmente le massime categorie come la Serie A, la Serie B o la Nazionale, poiché le categorie inferiori come la nostra e la Serie C non stanno godendo ancora di questi privilegi. Speriamo comunque che le cose possano cambiare nel più breve tempo possibile. Penso che il professionismo sia un bel traguardo per il nostro calcio e per il futuro”, è il commento del difensore Serena Labanca.

“Spero che persone possano innamorarsi del calcio femminile senza paragonarlo con il maschile, perché è qualcosa di diverso ed è bello così. I calciatori sono gli idoli della mia e delle precedenti generazioni, ma credo che le piccole calciatrici possano rispecchiarsi anche nelle donne come Sara Gama, Valentina Giacinti e tutte le altre, che sono l’immagine di questo cambiamento”, ha aggiunto Labanca.

Dello stesso avviso anche l’attaccante Gaia Mocci: “In Italia la categoria che ha avuto il più grande sviluppo è la Serie A e la B, soprattutto dopo che la nostra Nazionale ha partecipato ai Mondiali. Il resto delle categorie però resta nell’ombra, nonostante il crescere del numero di persone che si appassionano a questo mondo. Ovviamente il calcio è fatto di regole e queste valgono per tutti: se un calciatore può definirsi professionista è giusto che possa farlo anche una calciatrice, trasformando la sua più grande passione in un lavoro. Ovviamente il calcio femminile è fatto di idoli ispirati al mondo maschile, ma è bello sentire che adesso le nuove generazioni aspirano a diventare come le calciatrici di Serie A”, ha aggiunto la Mocci.

“Per quanto riguarda il professionismo femminile, l’ambizione dipende molto dall’età, avendo giocatrici tra i 16 ai 38 anni, le più giovani ambiscono a diventare professioniste, e fare il passo verso la serie C è breve, per poi salire in B e in Serie A. Chiaramente, con una squadra con ambizioni si può puntare a fare un campionato di Serie C, poi per le serie maggiori bisogna anche essere notate, mentre in promozione le ragazze hanno meno ambizioni. Del resto in Italia siamo partiti con un po’ di ritardo, Usa e Svezia sono realtà un po’ lontane, come anche in Inghilterra dove c’è un campionato stile Premier”, ha concluso Garaffoni.

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