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Morto l’uomo che uccise Gucci, trent’anni fa l’omicidio che scosse l’Italia

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(Adnkronos) – Dopo trent'anni dall'omicidio di Maurizio Gucci, Benedetto Ceraulo ha rivolto una pistola contro di sé e si è ucciso. Una settimana di agonia, poi l'uomo di 63 anni – di cui 28 trascorsi dietro le sbarre – diventato famoso per aver sparato quattro volte uccidendolo contro l'erede di una delle più grandi case di moda si è spento in ospedale dopo aver sparato due colpi di pistola detenuta illegalmente contro il figlio (ferito in modo non grave) 'colpevole' di un graffio all'auto.   Una scena non tanto dissimile da quella del 27 marzo 1995 quando Ceraulo decise di uccidere per soldi. Sono le 8.30 quando Gucci, 47 anni, esce dalla sua casa di corso Venezia a Milano e percorre a piedi il breve tratto di strada che lo separa dal suo ufficio, in via Palestro 20. Non si accorge che un uomo lo segue e che quando l'imprenditore entra nell’androne l'assassino gli spara tre colpi: uno va a vuoto, uno ferisce Gucci alla spalla e l'altro al gluteo. Mentre si gira, Gucci viene raggiunto dal quarto colpo mortale alla tempia. Il killer punta l'arma contro il portiere dello stabile e spara due volte ferendo l'uomo al braccio sinistro, quindi il killer sale sul sedile di una Renault Clio verde guidata da un’altra persona e scappa. L'omicidio Gucci svela un delitto pianificato e compiuto da un gruppo di personaggi improbabili: ci verrà un anno e mezzo e un agente sotto copertura per arrivare alla pista giusta e scoprire il mandante dell’omicidio. Le indagini del pubblico ministero Carlo Nocerino e della polizia si concentrano sul patrimonio di famiglia e sulle faide per il controllo di una maison di successo. Ma al lusso e al mantenere il suo ruolo di first lady mira anche Patrizia Reggiani, per 13 anni moglie di Gucci e madre dello loro due figlie, che non accetta la separazione e il nuovo amore dell'ex compagno. Quando Maurizio Gucci chiede il divorzio, l'ex moglie trasforma il rancore in piano criminale e ripete in più occasione che vorrebbe ammazzare il marito. Battute scherzose che celano la verità.   La svolta nelle indagini arriva nel gennaio del 1997, quando un informatore della polizia contatta il capo della Criminalpol milanese, dicendogli che ha una storia interessante da raccontargli: Ivano Savioni, il portiere di un albergo a una stella in via Lulli, gli ha raccontato e ripetuto di aver preso parte all’omicidio di Maurizio Gucci e di essere stato pagato 50 milioni di lire. E' un poliziotto infiltrato a raccogliere le confidenze di Savioni sul delitto. In un'intercettazione telefonica Pina Auriemma, ex proprietaria di due boutique nel Napoletano, maga dilettante e amica di Reggiani, si dice preoccupata per le indagini, ma poi rassicura l'amico Savioni: "Dammi retta, Iva': se non facciamo qualche cazzata, non ci piglieranno mai".  Li arrestano poche settimane dopo. Per gli investigatori il quadro è chiaro: Reggiani ha incaricato Auriemma di trovare qualcuno che si incarichi di uccidere il marito. La 'maga' chiede a Savioni il quale contatta l’amico Orazio Cicala, ex titolare di una pizzeria e di una pasticceria ad Arcore, fallito per i debiti accumulati con il gioco. Cicala assolda il sicario Benedetto Ceraulo.  L’omicidio costò a Reggiani 600 milioni di lire: 50 per l'amica, 50 per Savioni, 350 per Cicala e 150 per il sicario Ceraulo. Nel novembre 1998 Reggiani e Cicala furono condannati a 29 anni di carcere, come mandante dell’omicidio e autista dell’assassino; a Ceraulo come esecutore materiale fu inflitto l’ergastolo; per Auriemma la pena stabilita fu di 25 anni di reclusione per favoreggiamento, mentre Savioni ricevette una condanna a 26 anni come organizzatore dell’assassinio. Nel processo d’appello la condanna a Patrizia Reggiani scese a 26 anni. Tutti hanno finito di scontare la loro condanna per il delitto.  —[email protected] (Web Info)

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