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Libia: la denuncia dei pescatori, ‘sentivamo torturare altri detenuti, gridavano’/Adnkronos (2)

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(Trapani) – Il collega pescatore Jemmali Farhat, tunisino anche lui, è convinto che i carcerieri di Haftar siano “terroristi dell’Isis”. “Mi sbattevano la faccia contro il muro – racconta ancora con il terrore negli occhi e in dialetto mazarese- Poi prendevano uno dei detenuti libici e gli gridavano che era un terrorista. A quel punto lo picchiavano davanti a noi, come manco le bestie, Ma non erano terroristi, erano intellettuali, tra cui dei professori, altro che terroristi…”.

I 18 pescatori, a differenza degli altri detenuti in Libia, non sarebbero stati picchiati. Lo hanno raccontato loro ai carabinieri del Ros durante gli interrogatori. Solo due pescatori, Bernardo Salvo e Gaspare Giacalone, sono stati picchiati il primo giorno perché i loro pescherecci sono scappati e per ‘punizione’ sono stati pestati a sangue. Ma durante la detenzione raccontano di non avere subito alcuna violenza fisica. Ma maltrattamenti psicologici sì. Un trattamento di ‘favore’? Sembra di sì, dal momento che quasi tutti raccontano delle torture subite dagli altri detenuti.

Il primo ufficiale Lysse Ben Thameur racconta che al loro arrivo erano pronti a cospargerli di “polverina bianca suil corpo nudo per poi lavarci con una pompa di acqua”, dice all’Adnkronos. “Ma poi non lo hanno più fatto – spiega – per gli altri detenuti il trattamento era invece questo, ci hanno detto”.

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