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La nausea in gravidanza è questione di Dna: studio porta alla luce nuovi geni correlati

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(Adnkronos) – E' un'esperienza così comune da essere stata descritta nelle pagine di una moltitudine di romanzi e in migliaia e migliaia di scene cinematografiche ed è ormai riconosciuta da tutti come il 'segnale' che la protagonista aspetta un bambino. E' la nausea, il 'mal di gravidanza'. Nella sua forma più grave, questa condizione – che si chiama in gergo medico iperemesi gravidica – colpisce circa il 2% delle donne e causa nausea e vomito così intensi da rendere estremamente difficile persino mangiare. A lungo, spiegano gli esperti, questo disturbo è stato frainteso e spesso liquidato come qualcosa di origine psicologica, ma ormai sono sempre di più le prove raccolte dalla scienza che raccontano un'altra verità: la nausea in gravidanza è un problema che ha una solida base biologica e genetica. Questione di Dna, insomma. E un nuovo studio porta alla luce nuovi geni correlati.  Nel più ampio studio genetico mai realizzato su questo disturbo, gli autori, esperti della Keck School of Medicine della Usc e colleghi internazionali, hanno analizzato i dati di 10.974 donne affette dalla patologia – e di oltre 461mila donne esaminate come gruppo di controllo – di origine europea, asiatica, africana e latinoamericana. I risultati sono pubblicati su 'Nature Genetics' e offrono nuovi spunti di riflessione sulla malattia e una nuova speranza per le persone colpite. "Siamo stati in grado di far emergere nuovi importanti dettagli precedentemente sconosciuti", evidenzia Marlena Fejzo, professoressa assistente di scienze della popolazione e della salute pubblica al Center for Genetic Epidemiology della Keck School of Medicine, che ha guidato sia questo studio che le precedenti ricerche che collegavano il gene Gdf15 all'iperemesi gravidica. "Il fatto che abbiamo studiato donne appartenenti a diversi gruppi etnici suggerisce che questi risultati potrebbero essere generalizzabili a una popolazione più ampia".  Capire l'origine di questa condizione è importante, sottolineano gli autori del lavoro, anche perché i rischi non sono da sottovalutare: l'ipermesi gravidica può portare a grave malnutrizione, mettendo a rischio sia la madre che il bambino. Il team di ricercatori dell'University of Southern California (Usc) che firma il nuovo studio aveva recentemente identificato il gene Gdf15, codificante per gli ormoni, come fattore chiave della nausea in gravidanza. Adesso però gli esperti hanno fatto un altro passo avanti individuando altri 9 geni collegati alla forma più grave, l'iperemesi gravidica. Sei di questi geni non erano mai stati precedentemente associati a questa patologia.  
I ricercatori hanno identificato in tutto dunque 10 geni collegati all'iperemesi gravidica: 4 già noti e 6 nuovi. Il legame più forte, di gran lunga, è risultato essere con Gdf15, gene che produce un ormone omonimo, i cui livelli aumentano bruscamente durante la gravidanza. Precedenti ricerche di Fejzo e di un team internazionale avevano dimostrato che il legame risiede nella sensibilità a questo ormone: le donne esposte a livelli più bassi dell'ormone prima della gravidanza a causa di una mutazione genetica manifestano i sintomi più gravi, mentre quelle esposte a livelli più elevati prima della gravidanza presentano sintomi di nausea e vomito meno intensi. Gli altri geni identificati sono correlati a ormoni chiave della gravidanza, all'appetito e alla nausea, all'insulina e al metabolismo, al modo in cui il cervello apprende e si adatta, e a determinati esiti della gravidanza. "Ora che abbiamo più che raddoppiato il numero di geni associati all'iperemesi gravidica, possiamo approfondire la biologia alla base di questa condizione, nonché individuare nuove possibili vie terapeutiche", evidenzia Fejzo. 
I ricercatori hanno condotto un'analisi che si chiama Genome-Wide Association Study (Gwas), scandagliando l'intero genoma alla ricerca di differenze tra le donne che hanno sviluppato iperemesi gravidica durante la gravidanza e quelle che non l'hanno sviluppata. I 4 geni precedentemente identificati erano Gdf15; Gfral, che produce il recettore per l'ormone Gdf15; e Igfbp7 e Pgr, entrambi coinvolti nello sviluppo della placenta. I 6 geni appena identificati offrono ulteriori indizi che potrebbero aiutare a spiegare le basi dell'iperemesi gravidica o indicare nuove modalità di trattamento. Si tratta di Fshb, Tcf7l2, Slitrk1, Syn3, Igsf11 e Cdh9. Il gene Tcf7l2 si distingue perché rappresenta uno dei più forti fattori di rischio genetico per il diabete di tipo 2 ed è anche associato al diabete gestazionale. Può influenzare il Glp-1 (famoso in quanto target dei nuovi farmaci antidiabete dimagranti), ormone intestinale che controlla la glicemia e può avere un impatto sull'appetito e sulla nausea. "Si tratta di un bersaglio completamente nuovo e non è ancora chiaro quale sia il suo ruolo durante la gravidanza", illustra Fejzo. Molti degli altri geni identificati sono coinvolti nell'appetito e nella nausea, così come nella plasticità cerebrale, ovvero nel modo in cui il cervello apprende e si adatta alle nuove informazioni. Fejzo ipotizza che il cervello possa imparare ad associare determinati alimenti alla sensazione di malessere, portando a forti e durature avversioni durante la gravidanza. Sono necessarie ulteriori ricerche per approfondire questa possibilità. I ricercatori hanno inoltre scoperto che alcuni geni legati all'iperemesi gravidica erano associati ad altri esiti della gravidanza, tra cui una durata più breve e la preeclampsia, una grave complicanza. I risultati rivelano nuovi potenziali bersagli terapeutici e potrebbero anche contribuire ad adattare i farmaci esistenti alle pazienti in base al loro profilo genetico. Fejzo e il suo team hanno appena ricevuto l'approvazione per avviare una sperimentazione clinica sulla metformina, farmaco ampiamente utilizzato per il diabete che aumenta i livelli di Gdf15. Lo studio verificherà se l'assunzione di metformina prima della gravidanza possa desensibilizzare le donne all'ormone, riducendo potenzialmente nausea e vomito o prevenendo l'iperemesi gravidica nelle donne che ne hanno già sofferto. 
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