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**Governo: interrogazione a Meloni a prima firma Schlein, il testo del question time**

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Roma, 14 mar. (Adnkronos) – “Sono tanti i lavoratori in Italia annoverabili tra i cosiddetti ‘lavoratori poveri’, in contrasto con il principio sancito dall’articolo 36 della nostra Costituzione”. Inizia così il testo dell’interrogazione Pd sul salario minimo per il question time di domani con Giorgia Meloni. I dem ricordano alcuni dati in premessa ad esempio il fatto che “l’Italia è l’unico Paese dell’area Ocse nel quale, dal 1990 al 2020, li salario medio annuale è diminuito (-2,9 %) nonostante l’aumento della produttività, sebbene meno significativa rispetto a quella degli altri Paesi dell’area”.

“Puntando sui bassi salari, il nostro sistema economico ha finito per attestarsi, salvo alcune lodevoli eccezioni, su modelli produttivi a basso tasso di innovazione e scarsa concorrenzialità sui mercati internazionali. Lo scorso 30 novembre, l’attuale maggioranza ha bocciato la mozione del Pd finalizzata ad introdurre anche in Italia il salario minimo legale. A tutt’oggi, non risulta assunta nessuna delle misure indicate nella mozione approvata nella medesima seduta” come “l’estensione dell’efficacia dei contratti nazionali comparativamente più rappresentativi,il contrasto alla contrattazione pirata o, assicurare retribuzioni dignitose anche nelle gare indette dalle pubbliche amministrazioni”.

“Lo stesso intervento di riduzione del cuneo fiscale si è rivelato del tutto inadeguato a migliorare significativamente le retribuzioni di milioni di lavoratori, con benefici dai 19 ai 32 euro lordi al mese, ampiamente insufficienti a contrastare il solo tasso di inflazione; una famiglia di due adulti e un minore di età compresa tra i 4 e i 10 anni viene considerata ‘assolutamente povera’ dall’Istat se sostiene una spesa mensile per consumi inferiore a 1.434 euro, un importo spesso superiore alla retribuzione di troppi lavoratori”.

“In tale contesto, – si legge nel testo- riveste una speciale gravità la condizione delle lavoratrici e dei giovani che, senza i dovuti servizi di sostegno alla genitorialità – basti pensare che il congedo paritario è ancora fermo a soli 10 giorni, contro i tre mesi della Spagna – o con inquadramenti contrattuali penalizzanti o l’applicazione indebita di forme contrattuali fintamente autonome, si vedono pregiudicata ogni possibilità di una vita indipendente ed economicamente dignitosa”.

Quindi la conclusione con la richiesta di sapere “quali siano le ragioni della contrarietà alla sperimentazione del salario minimo legale, tenuto conto della mancata adozione di misure alternative, nonchè di interventi volti a migliorare realmente la condizione delle lavoratrici e dei giovani lavoratori, quali un significativo ampiamento del congedo paritario, coerentemente con le migliori prassi europee”.