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**Giustizia: Borré, ‘scacco Draghi a M5S, costretti a votare fiducia’**

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Roma, 23 lug. (Adnkronos) – “Il formidabile scacco di Draghi all’integralismo pentastellato”. Così Lorenzo Borré, il legale che ha messo alle strette il M5S capitanando la battaglia degli espulsi grillini, definisce la decisione del premier di porre la questione di fiducia alla riforma Cartabia.

“La prassi dei vertici pentastellati, da che vige -con rispetto parlando- il Codice etico, è sempre stata quella di interpretare come vincolante l’obbligo di votare la fiducia ogni volta che venga posta da un Governo sostenuto dal partito, tant’è che l’ultima infornata di provvedimenti disciplinari è stata adottata per il mancato voto di fiducia al governo presieduto da Mario Draghi sul presupposto, appunto, che la locuzione ‘presidente del consiglio dei ministri espressione del MoVimento 5 Stelle’ sia da intendersi come ‘Premier di un governo di cui fa parte il M5S’. In pratica – sintetizza Borré – e al di là della più che dubbia costituzionalità dell’obbligo (su cui il Tribunale deve ancora pronunciare la parola definitiva), i parlamentari pentastellati, secondo la prassi interpretativa dei vertici (e del collegio dei probiviri) devono ora votare la fiducia ogni volta che Draghi la richieda”.

“E qui sta il drammatico appuntamento con la coerenza”, per Borré “magistralmente apparecchiato da Draghi: ponendo la Fiducia sulla riforma Cartabia, riforma che sta alla polarità opposta della riforma Bonafede, il Premier mette i pentastellati di fronte a un bivio. Anzi, sempre con rispetto parlando, a un trivio: 1) votare la fiducia rinnegando i principi giustizialisti; 2) non votarla (magari astenendosi) e autoespellersi in massa dal partito; 3) uscire dal Governo prima che si voti la fiducia”.

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