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**Giustizia: avanti confronto Draghi-Conte-Cartabia, 30 M5S pronti a no a fiducia**

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Roma, 23 lug. (Adnkronos) – L’interlocuzione va avanti serrata, si cerca un punto di caduta per uscire indenni dalla prova fiducia. La mediazione sulla riforma penale prosegue tra la ministra Marta Cartabia, il premier Mario Draghi e il capo politico in pectore del M5S Giuseppe Conte. Filo diretto tra Palazzo Chigi e l’ex premier, raccontano i beninformati, per individuare quei miglioramenti tecnici, in particolare sull’improcedibilità, che consentano il voto compatto della maggioranza senza spaccare un Movimento in fibrillazione. E dove oggi, sul dl semplificazioni, si è registrata la prima defezione: il deputato Giovanni Vianello -già fortemente critico martedì scorso nell’assemblea congiunta con Conte- ha votato contro la fiducia e ora rischia l’espulsione. Con la riforma Cartabia almeno una trentina di deputati sarebbero pronti a seguirne l’esempio, “numeri destinati a salire vertiginosamente”, assicurano i malpancisti all’Adnkronos, “ma bisogna anche vedere cosa si ottiene”.

Del resto ieri la richiesta di autorizzazione alla fiducia in Cdm, avanzata da Draghi e appoggiata da tutti i presenti, avrebbe in realtà gelato i 4 ministri grillini, che proprio sulla riforma Cartabia erano finiti nelle settimane scorse nel mirino dei gruppi parlamentari. Già nel pomeriggio, quando era uscita la nota di convocazione della conferenza stampa del premier alla presenza della Guardasigilli, si temeva una doccia fredda. Puntualmente arrivata, con la decisione di Draghi di tirare dritto, pur aprendo a miglioramenti tecnici al testo, ma senza “stravolgimenti”, ha premesso il presidente del Consiglio in conferenza stampa.

Ora per Conte sarà davvero complesso uscirne, individuando una mediazione che accontenti tutti o quanto meno scontenti il meno possibile. Su questa strada va avanti il confronto con Draghi e Cartabia. Ma intanto deflagra nel Movimento, dove tutti cercano di restare ‘abbottonati’ sull’impasse giustizia, il caso Dadone, con la responsabile delle politiche giovanili che, intervenendo ad Agorà Estate, non ha escluso le dimissioni dei ministri pentastellati in caso di mancata intesa sulla riforma. Dal Movimento assicurano che la ministra è stata fraintesa, che non era sua intenzione un affondo così duro. Fatto sta che le sue parole hanno mosso le già tormentate acque grilline, facendo storcere il naso anche agli alleati dem.

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