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G7 al via in Canada, Meloni e i leader riuniti in un mondo in fiamme

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(Adnkronos) –
Venti di guerra che soffiano impetuosi e potentissimi sul Medio Oriente, tra l'assedio israeliano alla Striscia di Gaza e la nuova offensiva lanciata da Tel Aviv contro i siti nucleari dell'Iran, seguita dalla replica di Teheran con missili sullo Stato ebraico. Il conflitto di Putin in Ucraina, che continua senza prospettive di soluzione. E poi lo spettro dei dazi americani, che continua a gettare nell'incertezza le economie di mezzo mondo. È in questo contesto teso che oggi, domenica 15 giugno, prende il via il G7 di Kananaskis, tra le Montagne Rocciose e i numerosi laghi che punteggiano la provincia canadese dell'Alberta.  Il vertice dei sette Paesi più influenti del pianeta è chiamato ad affrontare crisi estremamente complesse, in uno dei periodi più critici a livello geopolitico degli ultimi anni. A fare gli onori di casa sarà il primo ministro canadese Mark Carney, fresco vincitore delle elezioni di marzo e al suo esordio in un summit G7. Sarà lui ad accogliere Donald Trump – al centro dell'attenzione in questa edizione – ma anche Giorgia Meloni, che introdurrà una delle sette sessioni di lavoro previste durante il vertice, quella dedicata al tema delle comunità sicure. Non è atteso un comunicato congiunto al termine dei lavori, in programma per martedì 17 giugno. Saranno invece diffuse sette dichiarazioni brevi, ciascuna relativa a uno dei temi chiave: finanziamento dello sviluppo; intelligenza artificiale; tecnologie quantistiche; contrasto agli incendi; minerali strategici; repressione transnazionale; lotta al traffico di migranti.  Quest'ultima iniziativa è stata avanzata dal governo italiano, con l'appoggio di Stati Uniti e Regno Unito, per dare continuità al percorso avviato con la Presidenza italiana del G7 di Borgo Egnazia nel 2024: lo scorso anno, infatti, i leader delle sette maggiori economie mondiali avevano concordato la creazione di una Coalizione G7 contro il traffico di migranti, basata sulla cooperazione in ambito di intelligence e sul sequestro dei proventi illeciti.  Ma è l'escalation tra Israele e Iran a tenere il mondo con il fiato sospeso. Prima di partire per il Canada, la presidente del Consiglio Meloni ha convocato venerdì pomeriggio una riunione in videoconferenza con i ministri più coinvolti e con i vertici dell'intelligence nazionale. Successivamente, ha avuto colloqui telefonici con il presidente americano Trump, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (che sarà al G7 insieme al presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa). Meloni ha poi interloquito anche con i leader dell'area mediorientale (Arabia Saudita, Giordania, Oman ed Emirati), nel corso dei quali – fa sapere Palazzo Chigi – il capo del governo ha espresso la disponibilità dell'Italia "a intraprendere ogni azione" che possa agevolare una soluzione diplomatica della crisi, come già accaduto ospitando i negoziati tra Iran e Stati Uniti.  Meloni ha parlato anche con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, "condividendo la necessità di assicurare che l'Iran non possa in alcun caso dotarsi dell'arma nucleare" e augurandosi al contempo che gli sforzi condotti dagli Stati Uniti per raggiungere un'intesa "possano ancora avere successo". La premier ha infine ribadito l'urgenza di garantire l'accesso degli aiuti umanitari alla popolazione civile di Gaza. Al centro del summit canadese anche un altro conflitto: quello tra Russia e Ucraina. L'incontro di Kananaskis servirà a comprendere fino a che punto gli Stati Uniti intendano ridimensionare il proprio coinvolgimento nella questione ucraina. Una delle sessioni sarà infatti dedicata al sostegno a Kiev: vi prenderanno parte anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il nuovo segretario generale della Nato, Mark Rutte, che lo scorso giovedì ha incontrato Meloni a Roma per fare il punto sulle spese militari, in vista del vertice Nato dell'Aia (24-25 giugno) e del Consiglio europeo del 26-27.  Tutti i membri dell'Alleanza concordano sulla necessità di intensificare gli investimenti in difesa, ma i tempi restano incerti. La Nato (insieme a Trump) punta a un obiettivo del 5% del Pil. Per l'Italia, secondo il ministro Tajani, ci vorranno "almeno 10 anni" per raggiungere tale soglia. La questione dei dazi, nel frattempo, complica ulteriormente il quadro economico. Il presidente americano è tornato a impugnare la 'clava', minacciando un ulteriore incremento delle tariffe sulle automobili importate. La posizione di Roma resta orientata al dialogo: "Credo che il ruolo dell'Italia debba essere quello di fare la sua parte per quello che riguarda il rapporto con gli Stati Uniti per avvicinare sempre di più le due sponde dell'Atlantico", ha dichiarato di recente Meloni, aggiungendo che l'obiettivo è "arrivare a un accordo reciprocamente vantaggioso dal punto di vista commerciale". (dall'inviato Antonio Atte) —[email protected] (Web Info)

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