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Fase 2: Consulenti lavoro Palermo, ‘metà cassintegrati senza soldi fino a settembre’

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Palermo, 27 mag. (Adnkronos) – “Premesso che più della metà dei lavoratori siciliani posti in cassa integrazione in deroga ancora non ha ricevuto alcuna indennità dopo tre mesi di fermo produttivo, da lunedì prossimo circa la metà dell’intera platea corre il rischio di restare senza alcuna forma di reddito fino al prossimo mese di settembre”. Lo denuncia Antonino Alessi, presidente dei Consulenti del lavoro di Palermo, che spiega: “La Cig in deroga finanziata dal ‘Cura Italia’ ha coperto un primo periodo di nove settimane, per alcuni da febbraio a fine aprile; ma il successivo periodo di cinque settimane previsto dal Dl ‘Rilancio’, che deve ancora essere richiesto dalle imprese all’Inps, coprirebbe comunque fino a fine maggio. Il prossimo periodo di Cig in deroga di quattro settimane previsto dal governo, per la maggior parte dei settori, potrà essere fruito solo tra settembre e ottobre, sempre che sarà trovata la copertura finanziaria. Da lunedì prossimo 1 giugno, quindi, e per tutta la durata dell’estate ci sarà un ‘buco’ non coperto da alcuna indennità”.

“Questo significa – osserva Alessi – che tutte le piccole attività economiche più colpite dalle misure di protezione sanitaria e per le quali la ripartenza sarà molto più lenta – dai bar e ristoranti al commercio non alimentare fino agli artigiani – bene che vada potranno reimmettere in servizio non oltre il 50% della propria forza lavoro. Ma non potendo ancora licenziare (percorso che consentirebbe ai soggetti coinvolti di usufruire della Naspi), tali imprese saranno costrette a mantenere in organico questo personale in esubero, però a casa e senza retribuzione”.

“Infatti, queste aziende – sottolinea Antonino Alessi – che già hanno pagato il salatissimo conto economico del ‘lockdown’ e si sono indebitate – almeno quelle che ci sono riuscite – solo per potere fare fronte a bollette, affitti, precedenti forniture e le scadenze di giugno, non potranno permettersi anche di pagare a vuoto il resto dei lavoratori mantenuti a casa e non potranno fare altro che porli in permesso non retribuito o dichiararli assenti, con il rischio di dovere pure sostenere l’onere contributivo”.

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