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Covid: chiusure ristoranti, non solo da Arcs Roma ma da tutta Italia si chiede intervento Governo (2)

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(Adnkronos) – Enzo Bandi (del ristorante ”Osteria Il Moro” di Trapani) ha affermato: “Il nostro pensiero -al nord, al centro ed al sud- è questo: i Ristori dovrebbero essere basati sui periodi di inattività che sono stati imposti. Un’attività come la nostra, stando chiusa per 5 o 6 mesi, ha perso l’80% del fatturato ed anche il 90% se parliamo degli stagionali. Con questo tira e molla delle chiusure non riusciamo a fare alcuna programmazione. Con questo virus dobbiamo continuare a convivere per chissà quanto tempo. Noi siamo stati chiusi tanti mesi e rischiamo che possa saltare il PIL dell’economia italiana che si poggia sul nostro settore e sul nostro indotto. Rispettiamo i protocolli e vogliamo rispetto come lavoratori di una delle eccellenze del nostro Paese”.

Diego Sommovigo (dei ristoranti “Il Gambero” di Porto Venere e “Osteria da Caran” di La Spezia) ha invece sottolineato: “Noi siamo uno dei ristoranti storici, aperto dal 1851 e faccio parte della Fipe. La pressione fiscale è arrivata al 70% e ora che dobbiamo affrontare un problema serio, noi da cittadini siamo rimasti soli. La mia azienda, in questo lockdown, ha perso 280.000 euro, lo Stato ad oggi mi ha dato 19.600 euro che sono pari al 6% del fatturato; la misura è ridicola. Da sempre tuteliamo la salute e rispettiamo le regole. Ma è possibile che in tutto questo periodo non ci siano mai stati controlli? E poi che incidenza scientifica risulta dai contagi avuti da chi è andato al ristorante? Si deve capire che tra bar e ristorazione sono presenti in Italia 376.000 locali per 1.240.000 dipendenti, in regola. Noi siamo tutte micro o piccole aziende e ci manteniamo da soli, non gravando sullo Stato, meritiamo rispetto; hanno fatto il conto di quanto peserebbero 1.240.000 disoccupati a cui vanno aggiunte tutte le famiglie?”.

Pietro Zito (del ristorante “Antichi Sapori” di Montegrosso – Bat) ha denunciato: “E’ necessario capire le perdite effettive del 2019 e del 2020, mentre i costi fissi sono andati avanti. E’ necessario, in questa fase, il blocco delle cartelle esattoriali, i pagamenti vanno rimandati ed i fitti dovrebbero andare in totale credito d’imposta e si dovrebbero annullare le tasse sui rifiuti perché non abbiamo lavorato e siamo stati chiusi. Il Comune di Andria ci ha fatto pagare per un anno intero. Ci vorrebbe una maggiore sensibilità verso un settore in crisi ed un’attenzione verso i dipendenti”.

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