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Carburanti: gestori, illegalità market leader, oltre 30% quota mercato clandestino (2)

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(Adnkronos) – La stessa Agenzia delle Dogane, sempre in audizione in Parlamento, spiegano i gestori, “ha avuto modo di evidenziare il ruolo dei numerosi soggetti che continuano a fare ingresso nel mercato in modo del tutto incontrollato, nonostante i ‘numeri’ ne mostrino la sua teorica ‘saturazione’. In Italia sono registrati oltre 23.800 punti vendita, contro i 14.400 della Germania, 11.600 della Spagna, 11.000 della Francia, 8.400 della Gran Bretagna. L’erogato medio per impianto in Italia è di 1.367mila lt., invece dei 2.517mila in Spagna, dei 3.740mila in Germania, dei 3.894mila in Francia, dei 4.170mila in Gran Bretagna. Oltre 1.000 le società che risultano proprietarie dei punti vendita e titolari di autorizzazione; 240 i marchi esposti sulle strade”.

Di queste, rilevano, “solo 4 sono di compagnie petrolifere integrate dopo che tutte le multinazionali (Royal Shell, Total ed Exxon Mobil) sono in pochi anni fuggite dall’Italia con i loro investimenti insieme al naturale ‘presidio’ del territorio che solo aziende strutturate possono offrire. Solo 9.000 punti vendita sono di proprietà di Eni, Ip/Api, Q8 e Tamoil: una ulteriore consistente parte espone solo i ‘colori in convenzione’ su impianti di altri soggetti, senza che di questo il consumatore sia minimamente consapevole. A ciò va aggiunto, come l’assoluta mancanza di controlli sulla rispondenza alle leggi dei contratti dei Gestori, sta consentendo non solo l’affermarsi di una pratica -un vero e proprio caporalato petrolifero- che, oltre al resto, sottrae risorse ingenti anche ai contributi previdenziali e assistenziali, ma anche una progressiva quanto rapidissima diffusione di punti vendita ‘accoglienti’ al traffico di carburanti clandestini che pure nella percezione offrono la “garanzia” di esporre marchi primari”.

Appare innegabile come i risultati ottenuti dalle numerose misure ‘straordinarie’ assunte finora -fattura elettronica, comunicazione telematica dei corrispettivi, introduzione dell’e-Das, aumento dei controlli della GdF- rilevano i gestori, “mostrino tutti i loro evidenti limiti e, con ciò, la inderogabile necessità che tali misure siano urgentemente coadiuvate da strumenti che ripensino la struttura del mercato stesso, che riformino il “sistema” in origine, che consentano un efficace e risolutivo controllo ex ante e non più solo ex post”.

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