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Carburanti: gestori, illegalità market leader, oltre 30% quota mercato clandestino

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Roma, 9 apr. (Adnkronos) – “Il 30%, stima prudente e ormai datata, è una quota mercato che fa dell’illegalità il market leader: l’operatore, in buona sostanza, in grado di condizionare i prezzi, le scelte commerciali, gli indirizzi strategici di tutto il settore” della distribuzione carburanti. A suonare il campanello d’allarme sono in una nota Faib Confesercenti, Fegica Cisl, Figisc-Anisa Confcommercio ricordando le parole del Procuratore di Trento Sandro Raimondi che nel corso dell’audizione del 5 novembre del 2019 alla Camera dei Deputati aveva spiegato che nella distribuzione carburanti “c’è un ingresso incontrollato di soggetti. Il traffico illecito di prodotti petroliferi ha assunto una rilevanza estremamente pesante e pericolosa anche per il controllo da parte della criminalità organizzata. Il 30% del venduto sfugge all’imposizione fiscale per un valore di circa 10-12 miliardi di euro”.

Non si tratta più solo di piccole reti di impianti utilizzate per riciclare il denaro proveniente da altri traffici illeciti. Ora, spiegano i gestori dei carburanti, “il traffico illecito profittevole, il core business insomma, è proprio quello dei carburanti sottratti ad ogni tipo di controllo, resi attraenti dall’alta incidenza di accise ed Iva (circa 1 euro su ognuno degli oltre 30 miliardi di litri movimentati in Italia ogni anno) che sempre più spesso riescono ad essere scippate alla collettività. Ne consegue che l’influenza della criminalità, più o meno organizzata, non riguarda solo e nemmeno tanto la proprietà diretta dei punti vendita, quanto l’importazione di prodotti finiti, lo stoccaggio primario e secondario, la logistica e, infine, l’infiltrazione nelle società proprietarie di reti, oramai quasi tutte costrette a stare ‘con un piede di qua e l’altro di la’, non fosse altro che per non essere ‘espulse’ da un mercato drogato”.

Ragionamento analogo, rilevano, “può essere fatto con le società che formalmente vengono definite ‘gestori’, alle quali si “chiede” di offrire lo sbocco al dettaglio del prodotto clandestino”.

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