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Bologna: giudici, ‘assassino lucido, non mostra sensi di colpa per omicidio Chiara’

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Milano, 14 ott. (Adnkronos) – L’assassino di Chiara Gualzetti, uccisa a 15 anni da un amico, un ragazzo che lei ha abbracciato prima di essere accoltellata alla schiena il 27 giugno 2021 sulle colline di Monteveglio, deve restare in carcere poiché mostra “assenza di empatia e senso di colpa” per un delitto non d’impulso ma progettato. E’ quanto si legge nelle motivazioni con cui il Tribunale per i Minorenni di Bologna lo ha condannato con rito abbreviato, lo scorso luglio, a 16 anni e quattro mesi. Una mancanza di “resipiscenza” che emerge “dai comportamenti sprezzanti attuati dopo l’uccisione, egli colpisce con calci la vittima perché ‘non moriva’ e si preoccupa solo di ‘essersi rotto un piede’ a causa della ‘testa dura’” della minore.

In cella inscena un finto omicidio, sporcandosi con il kechup, “facendo finta ‘di essere impazzito di nuovo'” e di recente pubblica video su Instagram (dal carcere del Pratello) in cui “si riprende con le dita in segno di vittoria e con la scritta ‘killer’ in primo piano. Comportamenti che denotano la totale assenza della benché minima considerazione per la vittima e per la tragedia causata e dimostrano ancora una volta il ‘compiacimento narcisistico’” per un omicidio che non nasce da “un impulso repentino e non controllabile”, ma da “una progettazione”, sottolineano i giudici. Una pianificazione che emerge dalle sue scelte: decide il momento “più opportuno per uccidere (non certo il venerdì alla presenza di altri, ma domenica in seguito a un invito capzioso e ingannante)”, mostra “capacità simulatoria e depistante subito dopo il fatto allorquando spudoratamente mente” fornendo ipotesi alternative sulla scomparsa di Chiara.

Gesti da cui “non può che desumersi piena lucidità e determinazione, elementi questi indubbiamente significativi non solo della loro capacità di autodeterminazione, ma altresì di un grado di maturità tale da indicare piena capacità di intendere il disvalore morale e sociale della propria condotta nonché di prefigurarsi le conseguenze delle proprie azioni”. L’amico, oggi 17enne, “ha progettato il delitto e le modalità per non farsi ‘notare’, ha ideato strategie difensive finalizzate a sviare indagini e sospetti nei suoi confronti, ha occultato possibili prove, ha cancellato la chat Instagram intrattenuta con Chiara, ha cancellato le foto del cadavere, ha distrutto il cellulare di Chiara ed ha conservato la cover perché gli serviva per la sua collezione”. Per lui “è ampiamente accertata la capacità di intendere e di volere” a ha agito pur “pienamente consapevole del disvalore sociale dell’atto”.