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Bankitalia: green bond ora solo 0,4% mercato ma in forte crescita

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Roma, 25 mar. – (Adnkronos) – E’ una crescita ‘verticale’ quello registrata dal mercato dei Green Bond che già nel 2019 hanno registrato “un livello record con un totale di 255 miliardi di dollari emessi” + 49% rispetto al 2018″ e che ora vede nell’Unione Europea “con 107 miliardi di dollari il più grande mercato” per questo tipo di titoli. E’ quanto emerge da uno studio della Banca d’Italia, che evidenzia come “nonostante le difficoltà di inizio anno a causa del Covid” il 2020 dovrebbe segnare un nuovo record di Green Bond, un mercato “ancora piccolo”, con uno stock che “a settembre 2020 ammontava a 996 miliardi di dollari, pari allo 0,4% del mercato obbligazionario globale, ma in rapida crescita”.

I dati mostrano come nel settore – nato ufficialmente nel 2007 con la prima emissione della Bei – operino già emittenti di numerosi settori, con un totale di oltre 9 mila titoli emessi in 24 paesi e in 23 valute differenti. Gli emittenti pubblici, comprese quelli sovrani , rappresentano oggi circa un terzo del mercato. In termini di durata, l’85% delle emissioni ha una scadenza inferiore a 10 anni e il 40% inferiore a 3 anni. La durata media è di 6,3 anni, leggermente inferiore a quella dei titoli di Stato (6,7 anni). I Green Bond sovrani sono emessi su scadenze più lunghe tra 10-20 anni. Per quanto riguarda il rischio di credito, il 90% dei green bonds sono a livello ‘investment grade’, con due terzi del mercato concentrati nei rating più alti (AAA /A).

Lo studio – che sottolinea come i progetti sostenuti dai green bond emessi nel 2019 siano stati principalmente in energie rinnovabili (32%), edifici verdi (29%) e trasporti sostenibili (20%) – mostra come sul mercato secondario, confrontando l’andamento dei rendimenti dei titoli green sovrani di Francia, Olanda, Belgio e Irlanda, “la performance dei green bond di emittenti sovrani è sostanzialmente in linea con quella dei titoli convenzionali”. Un risultato che però – si sottolinea da Via Nazionale – “non costituisce tuttavia un disincentivo a entrare in questo mercato, in quanto la scelta di collocare titoli di questo tipo non si basa esclusivamente su valutazioni di convenienza economica”. Questi bond, infatti “sono un valido strumento per mitigare i rischi climatici”, sempre più al cuore delle valutazioni delle banche centrali, Bce in testa.

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