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Arte: Guido Reni, Galleria Borghese riscopre dipinto perduto della sua collezione

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Roma, 28 dic. – (Adnkronos) – La Galleria Borghese di Roma ha annunciato l’acquisizione del dipinto “Danza campestre” (1601-2) fino a poco tempo attribuita ad un ignoto artista: dopo una serie di ricerche la restituzione dell’opera alla mano di Guido Reni (Bologna 1575-1642) costituisce, spiega una nota del museo, “una delle più importanti e inattese scoperte degli ultimi anni, insieme a quella della sua documentata provenienza dalla collezione del cardinale Scipione Borghese”.

Il dipinto fu presentato nel 2008 in un’asta di Bonham’s a Londra attribuito a un anonimo artista bolognese. La sua alta qualità ha dato l’avvio a una indagine, che ha messo in luce un momento significativo e originale dello sviluppo di questo genere di paesaggio con figure, di soggetto ameno, festoso o galante. Dopo le prime ipotesi attributive, ricercate tra i pittori emiliani specialisti del genere – da Viola a Tamburini, Badalocchio, Domenichino, il giovane Guercino o il Mastelletta – il dipinto è stato riferito ad Agostino Carracci, per il confronto con un suo dipinto di analogo soggetto, conservato al Musée des Beaux-Arts di Marsiglia. Ipotesi presto scartata per ragioni stilistiche e cronologiche, fino al riconoscimento dell’autografia di Guido Reni da parte di Keith Christiansen per le tangenze con alcune opere del maestro passate nel mercato antiquario.

Una conferma decisiva proviene da Weston-Lewis e da E. Fumagalli con l’individuazione del dipinto all’interno degli inventari e delle descrizioni della collezione di Scipione Borghese: per tutto il Seicento è descritto in modo inequivocabile, come dimostra ad esempio la citazione nel dettagliato inventario del Palazzo Borghese redatto nel 1693: “quadro in tela con un Paese con molte figure figurine con un ballo in Campagna alto p.mi 3 e mezzo Cornice dorata del N.°(sic) di Guido Reni”. Successivamente non si hanno tracce del dipinto, fatta salva la sua menzione nel catalogo delle vendite del 1892 che lo riferisce a scuola fiamminga. L’acquisto dell’opera presso la Galleria Fondantico di Bologna, successivamente alla sua esposizione nel marzo 2020 presso il Tefaf, ha permesso così di realizzare, spiega il comunicato diffuso oggi, “il recupero eccezionale di un quadro ritenuto a lungo disperso e il suo rientro definitivo in Italia”.

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