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Alaska porta per la diplomazia, ma Putin rischia una fredda accoglienza

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(Adnkronos) –
Vladimir Putin rischia un'accoglienza fredda in Alaska, dove il presidente russo è atteso per il vertice con Donald Trump venerdì 15 agosto, anche se lo stato artico americano dopo la fine della Guerra Fredda, durante la quale fungeva da linea del fronte della difesa missilistica contro l'Unione Sovietica, è diventato il centro degli sforzi per rilanciare i legami tra gli Usa e la nuova Federazione russa.  
Sono stati anni in cui l'Alaska ha rafforzato e persino celebrato i suoi legami storici con la vicina Russia, scrive il New York Times che nota come questo processo abbia però conosciuto un rallentamento con l'ascesa di Putin e poi una vera battuta d'arresto con l'aggressione dell'Ucraina nel 2022.  Per esempio il consiglio di Anchorage, la principale città dell'Alaska, ha votato per sospendere il gemellaggio che andava avanti da decenni con la città siberiana di Magadan, affermando di non poter "chiudere gli occhi sulle azioni del governo russo" in Ucraina. La capitale Juneau ha però votato per mantenere il gemellaggio con Vladivostok. Nello stato artico, colonizzato dall'impero russo nel 18esimo secolo e poi venduto agli Usa nel 1867, vi sono ancora diverse comunità di parlanti russi.  "La cultura e la storia russe sono in qualche modo radicate in Alaska", afferma Brandon Boylan, docente dell'università dell'Alaska Fairbanks, che sottolinea però che molti in Alaska, dove in passato non avevano provocato grandi reazioni dichiarazioni di politici russi riguardo alla riconquista del territorio venduto agli americani, si sono allarmati di fronte all'invasione dell'Ucraina, con il conseguente aumento di sentimenti negativi verso il vicino occidentale. "Se le tensioni tra Usa e Russia si riaccendono, credo che le sentiremo di nuovo in modo più forte in Alaska", conclude.  L'apparato politico dello stato solidamente repubblicano pubblicamente ha salutato l'annuncio del vertice come uno sviluppo positivo per le prospettive di pace in Ucraina e per l'Alaska. "Per secoli, l'Alaska è stato un ponte tra le nazioni e oggi noi rimaniamo una porta per la diplomazia, il commercio e la sicurezza in una delle regioni più cruciali del mondo", ha dichiarato il governatore Mike Dunleavy.  Anche Lisa Murkowski, la senatrice repubblicana moderata che ha assunto in molte occasioni posizioni critiche nei confronti di Trump, ha espresso la speranza, pur dicendosi "profondamente diffidente nei confronti di Putin e del suo regime", che i colloqui possano aiutare a mettere fine al conflitto in Ucraina in termini equi. Non si sa ancora perché Trump abbia deciso di scegliere l'Alaska per il faccia a faccia con Putin. L'Alaska è comunque lo stato americano più vicino alla Russia. "Sembra abbastanza logico che la nostra delegazione debba semplicemente sorvolare lo Stretto di Bering", ha commentato il consigliere per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, in dichiarazioni riportate dall'agenzia russa Tass.  "Trump ha scelto di ospitare Putin in una parte dell'ex impero russo", commenta dal canto suo Michael McFaul, ex ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca e ora professore di scienze politiche alla Stanford University, ricordando la storia dello stato americano, che Washington acquistò dalla Russia nel 1867 per 7,2 milioni di dollari, e risponde così agli interrogativi di quanti si chiedono perché il presidente americano abbia scelto proprio l'Alaska per ospitare il presidente russo.  "L'unico posto migliore per Putin rispetto all'Alaska sarebbe stato Mosca – commenta con sarcasmo John Bolton, ex consigliere per la Sicurezza nazionale durante il primo mandato di Trump – Quindi ritengo che la configurazione iniziale sia una grande vittoria per Putin". E poi: "Non è grave quanto l'invito di Trump ai talebani a Camp David per discutere dei negoziati di pace in Afghanistan. Ma sicuramente ricorda quella situazione". Il fatto è, ricordano alcuni analisti, che i nazionalisti russi ancora vorrebbero che la Russia si riappropriasse dell'Alaska. "Chissà se il presidente sa che questi sostengono che la perdita dell'Alaska, come quella dell'Ucraina, è stata una fregatura" per Mosca. "Trump che invita il criminale di guerra Putin in America è già abbastanza nauseante, ma ospitarlo in Alaska, mentre i propagandisti di Putin la rivendicano regolarmente alla tv di Stato, è davvero troppo", ha scritto su X Julia Davis, editorialista del Daily Beast esperta di Russia, postando una serie di clip e screenshot di commentatori russi pro-Putin che suggeriscono che l'Alaska dovrebbe tornare a far parte del loro Paese.  "Speriamo – ha fatto eco il commentatore politico David Frum – che Putin non chieda di riprendersi l'Alaksa come souvenir o Trump potrebbe dargli anche quello". Annessa dall'impero russo alla fine del 1700, l'Alaska – che, con un territorio di oltre 1,7 milioni di kmq, è il più grande stato americano, ma con un popolazione di poco superiore ai 700mila abitanti – venne acquistata dagli Stati Uniti il 30 marzo del 1867, con il cosiddetto 'Alaska Purchase', per 7,2 milioni di dollari (circa 6,1 milioni di euro), l'equivalente di una cifra compresa oggi tra i 129 ed i 153,5 milioni.  —internazionale/[email protected] (Web Info)

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