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A Napoli chirurghi per un ‘approccio integrato alle neoplasie colorettali’

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Roma, 15 giu. (Adnkronos Salute) – Due anni di pandemia hanno provocato grandi ritardi nelle diagnosi delle malattie e nella cura dei pazienti fragili. Uno dei problemi per i chirurghi, in questo momento, è quello di dover operare pazienti a uno stadio avanzato della malattia. È per questo motivo che nasce ‘Approccio integrato neoplasie colorettali’, il percorso formativo ideato da Paolo Delrio, direttore dell’oncologia chirurgica all’Istituto Pascale di Napoli, centro di coordinamento della rete oncologica campana, al fine di organizzare un programma per formare altri chirurghi già esperti.

“Si è reso necessario organizzare un programma di questo tipo – ha spiegato Delrio – perché a causa dei ritardi di trattamento dovuti alla tardiva presa in carico dei pazienti, i casi clinici da operare presentano molto spesso una complessità maggiore rispetto al passato. Inoltre, grazie alle terapie adiuvanti oggi possono essere trattati chirurgicamente pazienti che prima non lo erano e con addirittura una prognosi favorevole di guarigione completa”.

Quest’anno il focus dell’evento – promosso con il supporto non condizionante di Johnson&Johnson Medtech – è proprio quello di aiutare il servizio sanitario e gli operatori a riprendere le liste d’attesa e tornare alle condizioni normali di servizio. Il format del professor Delrio prevede lezioni frontali con gli specialisti, spazi di discussione collegiale su casi clinici, role playing, letture magistrali e proiezione di video che hanno come obiettivo primario la concretizzazione nel setting assistenziale delle linee guida e del percorso diagnostico terapeutico assistenziale specifico.

La live surgery permette di trasportare il discente dalla parte teorica a quella applicativa: i corsi sono però dedicati ad un limitato numero di specialisti per garantire l’interazione diretta, lo scambio culturale, l’accesso alla sala operatoria con un maggiore coinvolgimento nel set up specifico, nelle dinamiche organizzative e gestionali. Il ruolo e l’importanza dell’utilizzo di tecnologie avanzate per la chirurgia laparoscopica, energy devices, staplers, dispositivi per il supporto all’emostasi e, non ultimo l’approccio robotico, vengono analizzati e discussi criticamente con i partecipanti ai corsi.

“Ormai non parliamo più di innovazione ma di standard che purtroppo non sono applicati in tutte le realtà. Considerate – ha osservato Delrio – che nel territorio nazionale l’applicazione della tecnologia laparoscopica, almeno per quanto riguarda le neoplasie del colon retto, non raggiunge il 50%. Questo dimostra che c’è difficoltà ad accettare il cambiamento – ha continuato – c’è la necessità di formare su tutti i livelli le figure professionali e anche informare i pazienti della possibilità di accedere in strutture che possono offrire questo tipo di strategia”.

“La chirurgia mininvasiva non è meno aggressiva, è solo una chirurgia che utilizza al meglio le tecnologie avendo un impatto forte sia sulla ripresa funzionale, sia pure nel complesso, sui risultati a distanza. È una strategia che deve essere consigliata ai pazienti”, ha concluso Delrio. Dopo la frequenza nella sede di formazione può essere previsto anche un tutoraggio in house su casi clinici selezionati dai discenti. Il programma formativo prevede, anche interventi chirurgici effettuati da guest surgeon di elevata competenza che illustreranno tecniche innovative, attività di problem solving e tips & tricks nelle varie procedure chirurgiche per il trattamento delle neoplasie colorettali.