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Omicidio Cerciello: motivazioni Appello, da Elder azione aggressiva, Natale ‘aizzatore’

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Roma, 15 giu. (Adnkronos) – Da parte di Elder Finnegan Lee si è avuta una condotta “del tutto abnorme rispetto a quella posta in essere dal vicebrigadiere Cerciello” e ha “deliberatamente perdurato nella propria azione aggressiva sino a condurla al tragico compimento”. L’altro americano, Gabriele Natale Hjorth, ha avuto invece un ruolo di “organizzatore” e di “aizzatore” nell’azione di Elder. E’ quanto scrivono i giudici della Corte di assise di Appello di Roma nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 17 marzo hanno ridotto a 24 anni e a 22 anni le condanne rispettivamente per Finnegan Lee Elder e per Gabriel Natale Hjorth, i due americani condannati in primo grado all’ergastolo per l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso con undici coltellate il 26 luglio del 2019.

Nelle quasi 300 pagine di motivazioni i giudici ricostruiscono i tragici fatti e le condotte dei due imputati. Sull’autore materiale dell’omicidio, i giudici di Appello scrivono che “è corretto sostenere che Elder avesse avuto piena contezza del significato della parola ‘carabinieri’ più volte pronunciata sia da Cerciello e Varriale e che la avesse udita con chiarezza e ritenuta pienamente rispondente al vero”. Per i magistrati l’imputato “ha deliberatamente perdurato nella propria azione aggressiva sino a condurla, non senza veemenza esagerata, al tragico compimento”. “Un’azione del tutto abnorme rispetto a quella posta in essere” da Cerciello, “non solo per il mezzo usato (un coltello di 31 cm, con elsa a protezione della mano offensiva, con 18 cm di lama tagliente zigrinata, ad uso militare), ma anche alla luce delle modalità efferate di esecuzione della condotta (11 coltellate su entrambi i fianchi, in serie e a danno di molteplici organi vitali)”.

Sul ruolo invece di Natale Hjorth, i giudici scrivono che “è piena l’adesione” all’aggressione mortale. Hjorth “si è coerentemente recato alla riunione insieme ad Elder ben consapevole che questi fosse munito di coltello, e anzi ragionevolmente sentendosi tranquillo a seguito del porto dell’arma da parte del sodale, senza minimamente tentare di indurlo a desistere dal recarsi armato allo scambio, e nell’ambito di una suddivisione dei ruoli. Ha mostrato un atteggiamento del tutto insensibile all’esito dell’accoltellamento del vicebrigadiere, omettendo, oltre di intervenire personalmente, anche solo di invitare l’amico ad un doveroso soccorso, piuttosto invitandolo a fuggire (“it’s enough”), come poi effettivamente avvenuto”.