economia piccole e medie imprese

UNA CORSA CONTRO IL TEMPO: EMERGENZA COVID-19 PER LE PICCOLE-MEDIE IMPRESE

Condividi questo articolo:

economia piccole e medie imprese

In questa lotta contro il tempo non ci si può affidare a complesse regole di valutazione del merito di credito. Quali potrebbero essere i criteri guida?

Dai dati ISTAT sulla struttura delle imprese in Italia emerge che le aziende con meno di 10 dipendenti assorbono il 47% degli occupati in Italia nei settori dell’industria e dei servizi. Se considerassimo anche quelle con meno di 20 dipendenti, arriveremmo al 57% degli occupati. Questo a conferma che il tessuto delle piccole e micro-aziende è di vitale importanza per l’economia e per il mantenimento dei livelli di occupazione in un momento così critico.

La situazione era già difficile per questa categoria di imprese perché i principi di Basilea III hanno di fatto implicato una notevole contrazione del credito messo a disposizione da parte del sistema bancario alle piccole e medie imprese in un contesto di generale contrazione del credito alle imprese, infatti, gli affidamenti alle imprese non finanziarie sono calati complessivamente del 9% nel 2017 e de 6% nel 2018, cioè del 15% in due anni (fonte: Osservatorio Crediti Confesercenti).

E’ lecito aspettarsi che l’emergenza Coronavirus si tradurrà in una vera e propria emergenza finanziaria soprattutto per le piccole e medie imprese e non solo per quelle operanti nei settori più direttamente colpiti dalle misure di lockdown in vigore in questi giorni.

Come ci hanno insegnato le crisi precedenti, nei momenti di maggiore turbolenza i tempi di incasso dei crediti si allungano notevolmente, le sofferenze e i crediti incagliati aumentano, determinando crisi di liquidità soprattutto per le aziende più piccole, non patrimonializzate e con scarsa possibilità di accesso al credito.

Molti imprenditori si chiedono ormai se avranno la liquidità per pagare gli stipendi il prossimo mese; non parliamo delle tasse o di altro.

In questo contesto sembra andare nella giusta direzione la mossa del Governo italiano di mettere a disposizione 300 miliardi sotto forma di garanzia pubblica finalizzata alla concessione di credito alle imprese.  Questa forma di sostegno è più efficace dell’intervento diretto dello Stato nelle aziende, come sembra invece che stia facendo la Germania. I soggetti preposti all’erogazione del credito sono sempre state la banche che hanno un rapporto diretto con le imprese e possono rendere la cinghia di trasmissione più veloce.

In questa lotta contro il tempo non ci si può affidare a complesse regole di valutazione del merito di credito o altre procedure che rischierebbero di allungare i tempi di erogazione del credito.
Siamo di fronte ad eventi eccezionali e sono richieste misure eccezionali e soprattutto di portata generale. Pertanto il meccanismo dovrebbe essere il più semplice e automatico possibile.

Quali potrebbero essere i criteri guida?

Sicuramente l’erogazione deve essere veloce. Deve essere mirata alle imprese più piccole (e per questo più fragili). Le MPMI nel loro complesso, infatti, rappresentano il tessuto connettivo e di supporto alla grande impresa.

E deve essere una misura strutturale (ossia di lungo termine) e non un intervento transitorio che rischierebbe solo di posticipare e aggravare il problema.

Se questi principi sono condivisibili e condivisi, allora si potrebbe semplicemente prevedere una forma di credito:

– in % del giro d’affari delle imprese, con percentuali decrescenti al crescere della dimensione aziendale (desumibile, ad esempio, dai ricavi del 2018 o degli ultimi due anni)

– a costo calmierato, ad esempio con un tasso di interesse non superiore all’1% annuo
– a lungo termine o, meglio, lunghissimo termine

Questo tipo di intervento avrebbe anche l’effetto (non trascurabile) di contribuire alla stabilizzazione del sistema bancario che potrebbe fare impieghi a rischio zero, perché beneficerebbero della garanzia pubblica.

Molto probabilmente, più l’intervento sarà rapido, chiaro e di facile fruibilità per le imprese, più sarà efficace.

Altra caratteristica indispensabile del provvedimento: deve essere il più esteso possibile e riguardare la generalità dei settori.

Non solo i bar, ristoranti e alberghi rischiano di non riaprire al termine del lockdown, ma la generalità delle aziende – dall’agricoltura, al settore del commercio, ai servizi professionali, alle aziende tecnologiche, passando per gli artigiani e per tutte le attività che sono la spina dorsale del nostro sistema economico – si troverà alle prese con la peggior crisi finanziaria dal secondo dopoguerra.

Non dimentichiamoci che questa crisi arriva in un momento già difficile, dato che eravamo già entrati in recessione nell’ultimo trimestre del 2019 (PIL -0,3%, fonte: Istat) e, per dare un’idea della dimensione del problema, alcuni analisti stimano un calo del PIL in Italia per il primo semestre 2020 nell’ordine dell’8%.

Cosimo Santoro
Finance Director
Value Partners

Questo articolo è stato letto 18.694 volte.

economia, forma di credito, liquidità, medie imprese, piccole imprese, stabilizzazione sistema bancario, stipendio, valutazione merito di credito

Ecoseven è un prodotto di Ecomedianet S.r.l. Direzione e redazione: Lungotevere dei Mellini n. 44 - 00193 Roma
Registrazione presso il Tribunale di Roma n° 482/2010 del 31/12/2010.redazione@ecoseven.net