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Senza filtri: Covid 19 conta più la salute o l’economia?

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La differenza tra l’approccio italiano e quello americano

Con l’inizio della pandemia, il lockdown e la conseguente crisi economica ed occupazionale, i vari governi di tutto il mondo si sono trovati davanti una scelta:

dare priorità alla conservazione economica oppure alla conservazione delle vite?

Non possiamo negare che in tanti ci siamo chiesti: ma ha più senso cercare di salvare quante più vite possibile, pagando un costo economico elevato (chiusura di attività, incremento della disoccupazione e tante famiglie in seria difficoltà), oppure preservare l’economia, incluso i posti di lavoro, pagando però un prezzo alto in termini di contagi e conseguentemente più morti da Covid?

Quante volte, durante il periodo di massima restrizione, ci siamo trovati a parlare con amici e parenti, rigorosamente al telefono o in videochiamata, dei casi limite, dibattendo sul fatto che magari hai salva la vita, ma hai perso tutto e non sai come fare la spesa, oppure hai avuto un supporto economico adeguato e non hai avuto un grande impatto, ma il giorno dopo ti ammali e muori.

Vivendo in America, l’ho fatto anche io con i miei cari e i miei colleghi in Italia. Seguivo i telegiornali italiani e notavo le differenze di come il problema Covid veniva approcciato negli USA.

Dall’Italia mi raccontavano di come il governo abbia dato poco, in termini economici, ad imprese e famiglie, ma allo stesso tempo come abbia fatto un buon lavoro nel contenere i casi e farli scendere ad un livello talmente basso che la cosiddetta fase 3 è stata quasi un ritorno alla totale normalità. Io raccontavo invece di come negli Stati Uniti ci sono state molto meno restrizioni, chiudendo più tardi e riaprendo prima dell’Italia. Abbiamo ricevuto forti sostegni economici ma il numero totale degli infetti non ha mai smesso di crescere.

Volendo fare un confronto tra i due paesi, potrei dire che l’Italia si è focalizzata sul contenimento dei contagi, affrontando da subito un forte impatto economico, mentre gli Stati Uniti si sono focalizzati sull’economia, appiattendo la curva dell’impatto economico, più che quella dei contagi.

I provvedimenti presi tramite i numerosi DPCM li conoscete bene tutti. Vi racconto quindi quelli negli Stati Uniti.

Cominciamo, prima di tutto, a sfatare questo mito che è girato da subito in Italia che voleva i test Covid a pagamento e costosissimi. Il primo provvedimento del presidente fu quello di obbligare le assicurazioni sanitarie e le istituzioni sanitarie a fornite test gratuiti a tutti quelli che presentavano sintomi, a cui si sono aggiunti molti governatori che hanno predisposto dei laboratori pop-up per test effettuati direttamente stando in macchina e totalmente gratuiti anche agli asintomatici.

Il più grande intervento, per contrastare il Covid, fu di natura economica, promulgato a marzo denominato CARES. Detto anche Stimulus package, il CARES mirava soprattutto a far girare l’economia, cercando di non far perdere il potere di acquisto agli americani. Il concetto era: più soldi hai a disposizione, più spendi. Più spendi più sostieni il commercio, che a sua volta sostiene l’industria. Un intervento per un totale di 2,2 trilioni di dollari, i cui interventi principali sono stati:

  • un’elargizione, una tantum, pari a $1.200 per ogni adulto con reddito lordo inferiore a $75.000 e $2.400 per coppie con reddito cumulato inferiore a $125.000, più’ $500 per ogni figlio minore di 16 anni a carico. L’eleggibilità’ veniva verificata in automatico sulla dichiarazione dei redditi 2018 o 2019 (se già consegnata) e il pagamento effettuato entro 2-3 settimane tramite bonifico bancario o assegno.
  • Sussidio di $600 a settimana per chi abbia perso il posto di lavoro (fino al 31 luglio).
  • Programma protezione stipendi per le piccole e medie imprese. Un totale di 659 miliardi di dollari per finanziare prestiti alle imprese che si trasformano a fondo perduto se almeno il 75% viene usato per pagare gli stipendi.
  • Moratoria sui ritardi di pagamento di tasse, mutui e finanziamenti federali.

Come dicevo, focalizzarsi sull’economia vuol dire appiattire la curva dell’impatto economico, non cancellarlo. Oggi infatti, i casi di contagio crescono ancora a dismisura e l’economia continua a rallentare. C’è l’esigenza, dunque, di discutere un ulteriore intervento economico da parte del governo. Democratici e Repubblicani hanno idee un po’ diverse su come affrontare un nuovo stimulus. I democratici propongono l’Heroes, un programma da 3 trilioni di dollari, mentre i Repubblicani propongono l’HEALS, un programma da 1 trilione di dollari.  I due partiti sembrano, almeno, di convergere su una nuova elargizione alle famiglie americane di pari importo.

Il presidente Trump, però, ha spiazzato tutti. Mentre i due partiti litigavano sui contenuti del nuovo provvedimento, ha firmato un ordine che soprassiede la camera e il senato, ordinando il pagamento di $400 a settimana ad ogni americano che ha perso il lavoro.

L’economia è salva, ma si contano oltre 5 milioni di contagi. Fortunatamente la carica virale sembra rallentare e le sale di terapie intensive sono un po’ più vuote. Ma quale è il prezzo che si è pagato in termini di vite umane? Un vaccino a breve potrebbe dare ragione alle politiche economiche. Ma se non arriva presto, questi continui interventi di sostegno economico continueranno a svuotare le casse dello stato, che prima o poi chiederà il conto ai cittadini in forma di tasse. E allora siamo ancora qui, sia in Italia che in America, cosa sia meglio sostenere, la lotta ai contagi oppure l’economia.

Marcello Sasso
Vice President – Aimpoint Research

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COVID19, economia, marcello sasso, salute, senza filtri, stati uniti

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