Speciale Clubhouse: cronache dell’evoluzione del social audio

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Clubhouse: il nuovo social audio tra tensioni, rumore ed emozioni

Sono passati tre mesi dalla prima volta che sono entrato in Clubhouse e per tutto questo tempo sono stato ad ascoltare (salvo qualche partecipazione in stanze e clubs un po’ per lavoro e un po’ per diletto).

Sembra che la cosa più discussa su clubhouse sia clubhouse stesso, gli esperti e i meno esperti sono concentrati a prevedere il futuro su cosa accadrà, chi comprerà, chi vincerà, se è finita la festa, o sta per chiudere, e bla bla bla.

Poi ci sono le stanze che (come se fossimo all’asilo) litigano e si perdono tutto il bello di questa spettacolare rivoluzione.

Io voglio parlare di chi se lo sta godendo al meglio, per quello che è una piattaforma social di pubbliche relazioni adatta sia per giocare che per lavorare; tutto dipende da come si usa e tutto dipende dalla voce (quindi anche dall’udito).

Lontano dal rumore e dalle tensioni, prive di senso, sono stato attratto e avvolto dalla musica e dai rapporti umani.

Recentemente mi sono fatto coinvolgere (anche emozionalmente) da un Club in particolare, “Musica Italiana”

I moderatori Marco Salom, Francesco Altobelli e Alida Pantone hanno dato vita ad un Club veramente inclusivo e ad attività estremamente creative (soprattutto sperimentano).

Nel Club Musica Italiana ci sono diversi appuntamenti fissi durante la settimana e tante attività coinvolgenti come il Lunapark o la Experience di ascolto della Musica in HD (con Alessio Miraglia) – Live Jam e altri, sinceramente vi invito a seguire questa community (a breve sarà possibile entrare in Clubhouse con i dispositivi Android) anche su Instagram e su Twitter account aperto da pochi giorni.

La scorsa settimana, per esempio, è stato organizzato un esperimento comparativo tra Clubhouse e Twitter Spaces per vedere le differenze di esperienza offerta dalle due piattaforme e capire i pro e i contro di entrambi i social audio.

“Ci trasferiamo su Twitter Spaces?”, questo il titolo della room molto interessante (fatta il giorno dopo l’organizzazione non ufficiale degli Oscar di Clubhouse, suscitando qualche timore da parte dei vincitori, forse) alla quale ho avuto il piacere di partecipare.

Ecco la cronistoria: Questa mattina (lunedì 26 aprile 2021), su Clubhouse è stato fatto un test

Twitter Spaces sta con il fiato sul collo di Clubhouse (per non parlare di Facebook, Spotify, LinkedIN e gli altri) e, mettendo a confronto le due piattaforme, oggi, posso dire che è stata una esperienza molto interessante e che ci sono pro e contro da entrambe le parti.

Diciamo subito che la qualità audio della room su Twitter Spaces è inferiore, ma ci sono delle funzionalità che a Clubhouse mancano e che suscitano un livello di “engagement” più interattivo che adesso vedremo meglio.

Il test è stato registrato e i moderatori della stanza hanno raccolto l’assenso verbale espresso dai singoli partecipanti (come da buone pratiche di questo nuovo social) come speaker nella stanza.

Grazie alla partecipazione attiva di Alessio Miraglia (esperto ed apprezzato musicista molto attivo su Clubhouse sin dai primi di febbraio) è stata eseguita musica dal vivo sia nella room di Clubhouse che nello “spazio” di Twitter. Come spoilerato, la qualità audio, soprattutto per chi è speaker su Twitter, è decisamente da migliorare.

Il punto di forza del social che da sempre ciunguetta risiede nelle funzionalità che vengono offerte ai partecipanti per interagire con chi è nello “spazio”. La prima cosa che colpisce sono le emoticoons che si possono usare per manifestare una emozione agli altri partecipanti della stanza (100 – pugno – le dita a simbolo di v di vittoria o pace – la mano per salutare – la faccina sorridente con le lacrime agli occhi).

Non ci sono ambienti separati tra speaker – followed by the speakers – others in the room ma una didascalia sotto l’icona identificativa di chi partecipa (Host, chi ha creato lo spazio – Partecipante, che diventa No Mic in caso di microfono disattivato – Ascoltatore.

Altro punto di forza di Twitter è la possibilità di mandare messaggi diretti ai partecipanti, mentre, così come in Clubhouse si può twittare il link della stanza e/o condividerlo su altre piattaforme.

Tra le impostazioni di Twitter si possono attivare anche i sottotitoli della conversazione nella stanza che appaiono in sovraimpressione sullo schermo (sinceramente ci devono lavorare ancora perché è un’idea interessante ma, lato esperienza utente, è ancora molto caotico e non sempre chiaro).

Andando a concludere gli esiti di questo test, posso dire che si percepisce il fermento dietro a questo modo di interagire che fa perno sulla voce. Ogni player importante ha i suoi assi da giocare, personalmente ritengo che, dal punto di vista delle strategie di comunicazione, le potenzialità sono enormi (potenzialmente infinite, l’unico limite è dato dalla creatività nel pensare ai modi migliori di coinvolgere la propria community).

Si vocifera che, questa estate, il Mark più famoso di questo mondo sia pronto con il suo Hotline, che pare essere più una suite di strumenti che, semplificando il processo produttivo dei contenuti per i “creators”, renderà agevole registrare le room-stanze, fare audio editing per rimuovere i punti “mosci” della conversazione e trasformarla in podcast, o in altri formati più adatti a mettere in evidenza gli higlights di questa tipologia estremamente nuova di eventi.

Possiamo aggiungere, infine, che clubhouse sta effettuando costanti aggiornamenti per migliorare la qualità audio, l’interazione tra utenti e la user-experience nel trovare le stanze e i club più adatti a chi li sta cercando.

E’ un mondo appena “scoperto” e tutto da esplorare con la migliore delle attitudini, nel rispetto dell’altro e con l’ambizione di trarne un arricchimento a volte emotivo altre volte materiale.

Stefano Accetta

Digital Marketing Manager

OCMG

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