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coronavirus telefoni

Coronavirus: telefoni sotto controllo per controllare l’epidemia

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Un numero crescente di paesi sta tracciando i dati telefonici delle persone per monitore il covid-19 e le quarantene delle persone.

Tra gli altri incubi che il coronavirus ha reso reali, c’è anche il peggior incubo dei difensori della privacy: il tracciamento dei telefoni.

Secondo alcuni paesi, infatti, questa potrebbe essere una delle nostre uniche speranze per monitorare e tracciare la diffusione del coronavirus, col fine di rallentare la velocità delle infezioni fino a fermarle.

Sono sempre di più i governi che sorvegliano i dati sulla posizione del cellulare dei cittadini ma, come spiega The Verge, l’effettiva entità di questa sorveglianza dipende dalle leggi sulla privacy e sulla protezione dei dati emanate da ciascun Paese.

Ad esempio, il GDPR impedisce alle nazioni europee di accedere ai dati telefonici di un individuo, quindi i paesi dell’unione stanno lavorando con dati aggregati che sono stati almeno parzialmente resi anonimi.

Pertanto, anche se le autorità non sono in grado di individuare chi sta facendo cosa, possono osservare in che misura le persone osservano i protocolli di quarantena in massa.

Negli Stati Uniti, invece, delle start-up stanno lavorando su applicazioni per il monitoraggio delle infezioni e il governo è in trattativa con piattaforme come Facebook circa l’accesso ai propri dati di monitoraggio.

The Verge riferisce che altri paesi stanno prendendo misure molto più estreme: in Israele e in Iran, per esempio, le autorità federali possono rintracciare i singoli pazienti che sono risultati positivi al COVID-19, mentre a Taiwan c’è un sistema di recinzione elettronica che segnala automaticamente alla polizia le persone che si avventurano troppo lontano dalle loro case.

In Cina, invece, l’impostazione del livello di quarantena di ogni persona è gestita tramite l’invio di codici ai propri smartphone, che possono quindi segnalare i trasgressori alle guardie.

Il paese più aggressivo di tutti rimane la Corea del Sud, dove il governo ha creato una mappa dei dati di tutti i telefoni cellulari e li ha resi disponibili al pubblico in modo che tutti potessero vedere se fossero stati esposti al possibile contagio.

Ovviamente, visto che queste misure hanno avuto dei successi (proprio in Corea del Sud, per esempio), si è aperto un dibattito in questo senso, perché quando si tratta di perdita di privacy personale diventa tutto davvero molto complesso.

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