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Potrebbe essere un fungo il nostro prossimo nemico

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I medici sono preoccupati per possibili epidemie micotiche mortali in tutto il mondo

La giornalista Maryn McKenna racconta, in un lungo articolo su Scientific Report, che dovremmo essere molto preoccupati per le epidemie che potrebbero essere causate dagli agenti patogeni dei funghi.

La sua storia parte dal medico e epidemiologo Tom Chiller, responsabile della sezione che monitora le minacce per la salute provenienti da funghi come muffe e lieviti.

Allo scoppio della pandemia, Chiller, come molti altri, è stato messo a lavorare da casa ed è da lì che ha scoperto che alcuni pazienti Covid avevano sviluppato delle infezioni aggiuntive causate da un fungo chiamato Candida auris.

Lo stesso fungo che, quattro anni prima aveva causato epidemie, resistito ai farmaci e ucciso fino a due terzi delle persone che l’avevano contratto.

La paura di Chiller era che gli interventi messi in atto sui pazienti per salvarli dal Covid smorzassero il loro sistema immunitario al punto tale da indebolire le difese e che gli antibiotici ad ampio spettro uccidessero i batteri benefici che tengono sotto controllo i microbi invasori.

Per questo si è messo in contatto con molti colleghi negli Stati Uniti e in Europa, ottenendo dati su infezioni (anche in Italia) causate non soltanto dalla Candida Auris, ma anche dall’Aspergillus, un altro fungo mortale.

Per quanto possano sembrare innocui, i funghi non lo sono affatto: costituiscono un regno biologico di circa sei milioni di specie diverse, sono complessi e forti, si adattano e possono saltare da una specie all’altra, minacciando la salute umana in modi e numeri che non potevano immaginare.

Li sottovalutiamo, ma non dovremmo affatto.

“Negli ultimi cinque anni ci siamo davvero sentiti come se ci stessimo svegliando di fronte a un fenomeno completamente nuovo, un mondo fungino a cui non eravamo abituati”, dice Chiller.

“Come possiamo restare al passo con questo? Come ci interroghiamo per cercare cosa potrebbe venire dopo? Studiamo queste emergenze non come un esercizio accademico, ma perché ci mostrano cosa potrebbe accadere. Dobbiamo essere preparati per altre sorprese”.

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