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COVID19: cosa ci aspetta per il futuro?

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Simulazioni e scenari dell’Università di Harvard per i prossimi 5 anni ci raccontano di un futuro fatto di distanziamento sociale a singhiozzo e ritorni periodici del Virus fino al 2025

La difficile prova di resistenza a cui ognuno di noi è sottoposto in questo periodo ci suggerisce di restare concentrati sui piccoli passi positivi che la ricerca, il mondo accademico e il Governo stanno facendo nella lotta al coronavirus.

E come è giusto che sia, ci invita a trarre entusiasmo dal solo pensiero che a breve, con moltissima probabilità dal 4 maggio in poi, passeremo finalmente alla così detta FASE2.

Ma ciò che spetta a noi è ben diverso da quello che la comunità scientifica ha il dovere di fare.

L’impegno di studiosi e ricercatori nei diversi campi coinvolti dagli esiti del COVID19 è di conoscere e capire sempre meglio il virus per anticiparne mosse e farci trovare sempre più preparati in questa lotta senza frontiere.

La conoscenza, anche quella che proviene da tanta ricerca specialistica, è l’arma di difesa più efficacie contro tutto ciò che vuole o rischia di nuocerci.

È con quest’ottica che, a seguito di un recente studio pubblicato sulla rivista Science, il team di ricercatori della Scuola di salute pubblica T. H. Chan dell’Università di Harvard ci racconta i possibili scenari emersi dalla simulazione frutto di un modello matematico che ha calcolato le dinamiche del contagio nei prossimi cinque anni.

Scenari che ci vedono intenti in misure di distanziamento sociali a singhiozzo almeno fino al 2022 e soggetti a ritorni periodici del COVID19 fino 2025. Questo, però, sempre che non ci vengano in soccorso farmaci e vaccini realmente efficaci.

Tutte le simulazioni emerse dal modello elaborato dall’immunologo Stephen Kissler e i suoi collaboratori, sia quelle che prevedono la quarantena per periodi più o meno lunghi, sia quelle che prediligono il distanziamento sociale a intermittenza, mostrano che il contagio rischia di riprendere non appena vengono allentate le restrizioni.

Sui calcoli però incombe un’incognita fondamentale: la durata della protezione conferita dagli anticorpi anti-Covid19. Per questa ragione i ricercatori continuano a sottolineare la necessità di fare con urgenza studi sierologici sulla popolazione.

Resta il fatto che con il dilagare della pandemia, sembra sempre più improbabile ormai che il coronavirus possa essere eradicato – così come era accaduto al suo parente più stretto, il virus della Sars. Gli esperti ci dicono che il nuovo coronavirus continuerà a circolare stagionalmente, esponendo, se non saremo preparati, il sistema sanitario a rischio collasso nei periodi in cui l’ondata di contagio si sovrapporrà alla consueta influenza stagionale.

 

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