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In mancanza di antibiotici, morirebbero 300 milioni di persone entro il 2050

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Un team di ricercatori australiani ha proposto un nuovo metodo per il monitoraggio della resistenza agli antibiotici, concentrandosi sui geni di resistenza che danno ai patogeni la loro spinta mortale

Il problema della resistenza agli antibiotici è stato lentamente ma costantemente tenuto sott’occhio: i leader mondiali ne hanno parlato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e l’ ONU ha dichiarato una «crisi». In questo momento, le risorse e i metodi attualmente utilizzati per combatterlo si stanno dimostrando inadeguati. 

Tuttavia, è stato appena rivelata una proposta interessante: un protocollo di monitoraggio che può offrire una speranza per combattere questa crescente minaccia di resistenza alle cure.
Gli scienziati della University of Technology Sydney (UTS) e de La Trobe University hanno proposto un approccio totalmente differente alla definizione e alla tracciatura dei patogeni resistenti agli antibiotici. Invece di contare il numero di agenti patogeni che l’hanno sviluppato – come attualmente facciamo – questi scienziati propongono di iniziare un monitoraggio dei geni di resistenza prima che raggiungano la fase di agenti patogeni.

Un’idea che, anche se non suona così difficile, in realtà è abbastanza complicata poiché i microbi sono in grado di muoversi secondo quello si chiama trasferimento genico orizzontale – che gli permette di trasferire i loro geni tra le diverse specie di microbi, compresi quelli che non ci interessano –, monitorarli vorrebbe dire non solo contare il numero di infezioni da patogeni resistenti, ma anche testare le nostre acque reflue, gli ospedali e l’ambiente in generale per capire che tipo di geni resistenti ospitano.

Farlo, però, ci permetterebbe una migliore comprensione di quali resistenze prosperano in particolari zone, dando ai medici un sacco di informazioni preziose sui nostri nemici: sapendo quali maggiori resistenze sono presenti nella loro zona, sapranno anche quali antibiotici prescrivere e quali «lasciare a riposo» per un po’ di tempo. Così si eviterebbero trattamenti non efficaci o troppo forti e, limitando l’esposizione ai microbi, si darebbero meno possibilità alle persone di sviluppare le resistenze più potenti.

Se non si interviene, questa problematica potrebbe causare 300 milioni di morti entro il 2050. Dobbiamo iniziare a prendere davvero sul serio questa minaccia.

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antibiotici, medicina, scienza

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