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Scienze: nessun mistero sul triangolo delle Bermuda

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Nessun mistero sul triangolo delle Bermuda, secondo un recente studio condotto nel 2013 da WWF International. L’unica teoria plausibile, e’ quella sulla presenza di accumulo di metano nella zona oceanica

Nessun mistero sul triangolo delle bermuda. Secondo uno studio condotto nel 2013 e finanziato da WWF International, il ‘triangolo’ non avrebbe nulla di particolarmente pericoloso rispetto ad altre zone oceaniche. Ben più pericolose del triangolo delle Bermuda sarebbero infatti, secondo lo studio, le acque del Mar Cinese Meridionale, del Mar Mediterraneo (strano a dirsi ma vero) e del Mare del Nord. Per dirla in poche parole, il triangolo delle Bermuda non rientrerebbe nemmeno nella top ten dei mari più pericolosi nonostante le diverse sparizioni misteriose avvenute in passato (l’ultima fu nel 1967) delle navi e degli aerei transitati lungo quella rotta. Eppure, una teoria più accreditata delle altre, anche se non comprovata empiricamente ci sarebbe: il metano.

Secondo l’ipotesi di Anatoli Nesterov, direttore presso l’Istituto della Criosfera della Terra – Sezione siberiana dell’Accademia di scienze della Russia, la colpa dell’affondamento delle navi, andrebbe infatti ricercata in una possibile presenza di accumulo di idrati di gas localizzate proprio nelle acque profonde del ‘triangolo’. In pratica, lo scienziato ha potuto notare che sul fondo dell’Atlantico, proprio nella regione delle Bahamas, Florida e Isole delle Bermude si sono concentrate enormi quantità di idrati di gas. Quando avvengono movimenti del suolo si formano fratture tettoniche e gli idrati di gas iniziano a decomporsi. Emerge allora il metano

Le bolle di metano, sarebbero a quel punto in grado di risalire velocemente verso la superficie dell’acqua con una forza tale che, colpendo le navi di passaggio, ne comprometterebbero la galleggiabilità, arrivando in alcuni casi fino ad affondarle. Si tratta di semplici leggi della fisica, conosciute fin dai tempi dei tempi, che dimostrano come per galleggiare, un oggetto deve avere una densità minore rispetto a quella dell’acqua. Se infatti all’acqua vengono aggiunte bolle di gas in quantità tale da diminuirne la densità, l’oggetto, invece di galleggiare, finisce per andare a fondo.

Anche in mare aperto quindi, una scarica di bolle rilasciata dai giacimenti di metano potrebbe prima inclinare e poi addirittura far affondare una nave anche molto grande. Insomma, se la teoria fosse comprovata sarebbe proprio il caso di dire che il mistero delle Bermuda è finito in una ‘bolla di metano‘. Lo stesso effetto lo può osservare se un aereo finisce in una nuvola di metano, causato dalla dispersione degli idrati in atmosfera, e la conseguenza è che l’aereo è destinato a schiantarsi. Queste ipotesi, conviene Anatoli Nesterov, non possono essere ancora provate scientificamente, ma la presenza di gas idrati nell’Atlantico è stata confermata da un programma americano di ricerca sulle perforazioni di petrolio già a partire da metà degli anni ‘80.

(ml)

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