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Guerra sì, ma ai bracconieri

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La storia di Damien Mander che ha abbandonato la carriera da cecchino militare per dichiarare guerra a chi uccide gli animali selvatici in Africa

 

Damien Mander era uno di quegli uomini che amano il pericolo e un po’ lo sfidano. A 33 anni era stato già franco tiratore nelle operazioni speciali in Australia, sommozzatore artificiere della Marina. Poi in prima linea nella guerra in Iraq.

Finita la guerra ha l’impressione che la sua vita non abbia più senso. Ma un viaggio in Africa cambia tutto. Visita lo Zambia, il Botswana, lo Zimbabwe. Lavora come volontario con una unità anti-bracconaggio nel Parco Nazionale dello Zambesi e lì vede gli animali trucidati dalla caccia illegale, conosce gli orrori che gli animali selvatici subiscono: rinoceronti uccisi per i loro corni, elefanti ammazzati per le loro zanne,  le infide trappole messe dai bracconieri che non distinguono fra specie e provocano morti lente e strazianti.

E’ lì che Mander decide cosa fare della sua vita. Vende le sue case e fonda la International Anti-Poaching Foundation. E’ diventato un’attivista della tutela dell’ambiente. Senza cambiare di molto i suoi metodi: addestra i ranger come soldati, usa le tecniche acquisite in guerra nelle operazioni anti-bracconaggio e studia come usare la tecnologia moderna per la tutela degli animali selvatici. Mander ha proposto per esempio l’uso di droni per il controllo del territorio e la lotta al bracconaggio. “Un drone può coprire in poche ore il territorio che una squadra di ranger copre in una settimana”.

Troppo poco efficace, secondo Mander, le strategie usate da decenni per la lotta al bracconaggio. Piccoli gruppi di rangers male attrezzati che vagano per un territorio enorme alla ricerca dei cacciatori illegali. Questi ultimi invece usano ormai tattiche ed equipaggiamenti militari per uccidere soprattutto gli animali più richiesti dal mercato illegale: elefanti , rinoceronti e gorilla. Mander ritiene che il traffico illegale di specie protette sia ormai uno dei traffici più redditizi per la criminalità, al pari del traffico di droga e di uomini. Del resto il corno di rinoceronte, elemento prezioso nella medicina tradizionale asiatica, può costare dai 33 ai 133 dollari al grammo, più della cocaina.

In realtà i corni del rinoceronte, a differenza delle zanne d’avorio degli elefanti, sono fatti di cheratina, come le unghie. Si possono perciò rimuovere e ricrescono, tanto che, in alcune riserve africane i corni vengono tagliati appositamente dai veterinari per evitare che l’animale costituisca una preda appetibile per i bracconieri, che non esitano ad uccidere gli animali pur di impossessarsi del prezioso corno.

 

Secondo Mander, la tutela delle diverse specie animali non è solo una questione animalista ma è essenziale per garantire la protezione dell’intero pianeta e anche la sopravvivenza della specie umana.

a.s. 

animali, australia, bracconaggio, rinoceronte

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