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La gravità degli incendi in Australia

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L’estensione delle fiamme nel paese è così ampia che si può vedere dallo spazio

L’Australia è nel mezzo di una catastrofe ambientale, con incendi violenti che fanno apparire parti della nazione come un vero inferno apocalittico.

Per quanto già a vederla da qui, sulla Terra, la situazione sembra piuttosto disperante, vista dall’alto è ancora peggio perché le immagini provenienti dallo spazio mostrano ancora più incredibilmente la portata della devastazione.

Molti siti hanno pubblicato una serie di immagini e video sugli incendi presi dallo spazio che mostrano come appare la situazione durante il giorno.
Ad oggi, gli incendi hanno ucciso almeno 26 persone e distrutto oltre 2.000 case, producendo circa 80.000 Km quadrati di fumo. Senza contare il numero di animali che sono morti: un milione, un numero che fa davvero venire i brividi.

Il punto è che ormai gli incendi sono così grandi, che stanno persino generando da sé dei fenomeni meteorologici che si autoalimentano – e secondo gli esperti, la situazione probabilmente peggiorerà prima di iniziare a migliorare.

Come è successo tutto questo? Su Il post al fine di combattere molte delle notizie false circolate in questi giorni, è stato riportato un post di FB di Giorgio Vacchiano, ricercatore in selvicoltura e pianificazione forestale dell’Università degli Studi di Milano che spiega che «In Australia, metà delle accensioni sono causate da fulmini, e metà dall’uomo per cause sia colpose che dolose (in Italia invece il 95 per cento ha cause antropiche, prevalentemente colpose)».

Lo studioso spiega che che «gli incendi più grandi tendono tuttavia a essere causati dai fulmini, perché interessano le aree più remote e disabitate, dove è meno probabile che arrivino le attività umane» ma che «è evidente che qui il problema non è cosa accende la fiamma, ma cosa la fa propagare una volta accesa».

Le motivazioni, ben spiegate nel post, hanno anche a che fare con il riscaldamento globale, ovviamente. E ancora una volta, eccoci qua.

 

L’Australia è nel mezzo di una catastrofe ambientale, con incendi violenti che fanno apparire parti della nazione come un vero inferno apocalittico. Per quanto già a vederla da qui, sulla Terra, la situazione sembra piuttosto disperante, vista dall’alto è ancora peggio perché le immagini provenienti dallo spazio mostrano ancora più incredibilmente la portata della devastazione.
Molti siti (https://gds.it/articoli/mondo/2020/01/08/gli-incendi-in-australia-visti-dallo-spazio-la-foto-dal-satellite-nasa-b344a265-75c8-4408-90ce-880d326591f3/) hanno pubblicato una serie di immagini e video (https://www.businessinsider.com/australia-wildfires-space-satellite-pictures-smoke-new-zealand-2020-1?IR=T) sugli incendi presi dallo spazio che mostrano come appare la situazione durante il giorno.
Ad oggi, gli incendi hanno ucciso almeno 26 persone e distrutto oltre 2.000 case, producendo circa 80.000 Km quadrati di fumo. Senza contare il numero di animali che sono morti: un milione, un numero che fa davvero venire i brividi.
Il punto è che ormai gli incendi sono così grandi, che stanno persino generando da sé dei fenomeni meteorologici che si autoalimentano – e secondo gli esperti, la situazione probabilmente peggiorerà prima di iniziare a migliorare.
Come è successo tutto questo? Su Il post (https://www.ilpost.it/2020/01/08/incendi-australia-cause-cambiamento-climatico/) al fine di combattere molte delle notizie false circolate in questi giorni, è stato riportato un post di FB di Giorgio Vacchiano, ricercatore in selvicoltura e pianificazione forestale dell’Università degli Studi di Milano che spiega che «In Australia, metà delle accensioni sono causate da fulmini, e metà dall’uomo per cause sia colpose che dolose (in Italia invece il 95 per cento ha cause antropiche, prevalentemente colpose)». Lo studioso spiega che che «gli incendi più grandi tendono tuttavia a essere causati dai fulmini, perché interessano le aree più remote e disabitate, dove è meno probabile che arrivino le attività umane» ma che «è evidente che qui il problema non è cosa accende la fiamma, ma cosa la fa propagare una volta accesa».
Le motivazioni, ben spiegate nel post, hanno anche a che fare con il riscaldamento globale, ovviamente. E ancora una volta, eccoci qua.
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