Al via Kyoto 2, ma non aderiscono Usa, Russia, Cina e altri

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L’Ue e pochi altri Paesi aderiscono a Kyoto 2 per combattere i cambiamenti climatici. Restano fuori dall’accordo potenze come Usa, Russia, Cina e Giappone

Il protocollo di Kyoto avrà una seconda fase: nella Conferenza sui cambiamenti climatici, a Doha, l’Ue e qualche altro Paese hanno deciso di proseguire gli impegni presi con il primo protocollo di Kyoto. La notizia è del tutto positiva, se non fosse che a impegnarsi a ridurre ulteriormente le emissioni di gas serra sono solo l’Ue e qualche altro Paese. Rimangono fuori dal patto i Paesi grandi inquinatori, quali Usa, Canada, Giappone, Russia, Cina, India, Brasile, Messico, Sud Africa e  Nuova Zelanda.

Il protocollo di Kyoto, dopo due settimane di difficili negoziati, andati avanti oltre la scadenza fissata, è stato esteso fino al 2020. Obiettivo principale degli impegni presi è quello di combattere il surriscaldamento del pianeta, che potrebbe intensificare uragani, inondazioni e aumento del livello del mare. 

A non aderire al protocollo di Kyoto 2 sono state anche alcune grandi potenze. Come mai? I grandi Paesi sviluppati non hanno voluto prendere impegni immediati sulla riduzione di anidride carbonica né sugli aiuti ai Paesi emergenti e in via sviluppo per la prevenzione dei danni provocati dai cambiamenti climatici e la compensazione dei danni subiti dopo catastrofi ambientali. Fra le ragioni per cui non hanno aderito a Kyoto 2 anche la difficoltà dovuta alla crisi economica. 

La prima fase del protocollo di Kyoto scadrà il 31 dicembre prossimo: gli obiettivi fissati 22 anni fa non sono stati ancora raggiunti, ma la volontà dimostrata dall’Ue e da altri Paese ad aderire a Kyoto 2 dimostra che vi è ancora la volontà e la speranza di cambiare e migliorare il ostro Mondo.

(gc) 

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cambiamenti climatici, Doha, emissioni di CO2, protocollo di kyoto, Unione europea

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