Acque reflue, una nuova tecnologia per depurare i canali di scarico

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Depurare le acque reflue potrebbe non essere più un problema grazie al biocatalizzatore Aqua, prodotto dell’azienda statunitense Biowish

Depurare le acque reflue potrebbe non essere più un problema grazie ad una nuova tecnologia sviluppata dall’azienda statunitense BIOWISH, in grado di attenuare gli effetti potenzialmente dannosi delle fognature e dei canali di scarico. Si tratta, in pratica, di un biocatalizzatoreinnovativo, ossia un agente chimico naturale senza ingredienti OGM, composto da particolari enzimi che, a contatto con le acque reflue, accelera il processo di degradazione degli agenti patogeni e delle sostanze organiche pericolose per la salute dell’uomo e per l’ambiente.

Depurare le acque reflue grazie all’utilizzo di “Aqua”, il nuovo biocatalizzatore della BIOWISH, porterebbe, secondo i ricercatori dell’azienda, ad una serie di vantaggi immediati: prima di tutto ad un risparmio economico. Si tratterebbe infatti di una tecnologia che può essere applicata nei canali delle acque reflue per soli 10 minuti al giorno, senza l’uso di procedure e sistemi di applicazione troppo costosi o complessi. Questo perché può essere facilmente applicata aicorsi d’acqua e alle fognature grazie all’utilizzo di alcune semplici componenti: un tamburo, un tubo e una valvola. Attualmente, si stima che l’uso di questa tecnologia costi circa  2 – 3 dollari apersona per anno, ossia meno del 5% del costo di installazione di un tradizionale sistema di depurazione secondario.

Depurare le acque reflue con il biocatalizzatore della BIOWISH avrebbe, in secondo luogo, un vantaggio immediato nella velocità e nell’efficacia dei processi di “trattamento”:  il carico organico rimosso (agenti patogeni e sostanze nocive), misurato in “COD” (domanda chimica di ossigeno) può variare dall’80 al 90%, con tempi di biodepurazione che vanno da 10 giorni a poco meno di 2 mesi.

Depurare le acque reflue con il biocatalizzatore “Aqua” potrebbe infine rappresentare un’opportunità anche per l’Italia, visto che, poco tempo fa, l’Europa aveva deciso di ricorrere alla Corte di Giustizia per richiamare il nostro Paese su una questione scottante: il mancato adeguamento alle direttive Ue sulla depurazione delle acque reflue provenienti da città con più di 10.000 abitanti che, prima di essere scaricate in aree sensibili per la salute dell’uomo e per l’ambiente, dovrebbero essere adeguatamente trattate.

(ml)

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