Record dei bambini obesi: l’Italia come la Grecia

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Abbiamo un altro tratto in comune con la Grecia: il record di bambini obesi. Anche per l’uso e l’abuso di bibite e snack gonfiati dagli spot. Ma qualcosa sta cambiando: in Sicilia l’assemblea regionale ha chiesto che nelle scuole ci siano spremute di agrumi locali

di Antonio Galdo

 

 

Con la Grecia non condividiamo soltanto il rischio default e l’iscrizione nel club dei paesi più spreconi in Europa in materia di soldi pubblici, ma abbiamo in comune anche un altro singolare primato: l’enorme numero di bambini grassi. Siamo a livelli di alto allarme, secondo i dati del ministero della Salute e non per le bizze di qualche associazione salutista: il 36 per cento degli scolari italiani in età tra i 6 e gli 11 anni risultano in sovrappeso. Grassi, e spesso obesi.

Tra i maggiori imputati per questo fenomeno, piuttosto singolare nel Paese della dieta mediterranea, ci sono le cattive abitudini alimentari, la scarsa attività fisica, lo spreco di tempo davanti alla tv o al computer che si traduce in vite sedentarie e in bombardamenti mediatici con la pubblicità di bevande zuccherate e gassate, snack e merendine gonfie di calorie e di grassi.

Un circolo vizioso, nel quale famiglia e scuola non rappresentano un argine per contenere i cattivi stili di vita, ma piuttosto un volano per alimentare le peggiori abitudini alimentari.

Senza fare crociate ideologiche e lasciando a tutti, grandi e piccoli, la libertà di bere una Coca Cola o una qualsiasi bibita gassata (che contiene, in ogni lattina, 10 cucchiaini di zucchero), basterebbe un piccolo sforzo di semplice buon senso per invertire la tendenza e fare uscire i bambini italiani dal pozzo nero dove si trovano con i coetanei greci. Per esempio utilizzando, con un’azione di sistema, gli strumenti in mano alle amministrazioni pubbliche, alle scuole e alle famiglie.

Qualcosa di molto importante sta già avvenendo: in Sicilia, per esempio, l’assemblea regionale (specializzata, di solito, in finanziamenti clientelari e in sprechi perfino scandalosi) ha votato un provvedimento con il quale si impone a tutte le scuole dell’isola di dare spazio, nei distributori automatici utilizzati dagli studenti, alle spremute di agrumi locali, arance e limoni siciliani doc.

Può sembrare demagogia, ma invece è una scelta saggia e, speriamo, molto efficace se le scuole rispetteranno la decisione dell’assemblea regionale e se le famiglie orienteranno anche in casa i bambini a questo tipo di consumi alimentari.

D’altra parte, in Emilia, in Toscana, in Piemonte e perfino in Basilicata sono stati adottati provvedimenti simili, anche se non direttamente dalle amministrazioni regionali.

E se guardiamo ad altri paesi, la battaglia contro il “cibo spazzatura” (la definizione è pesante, ma rende l’idea) è già molto avanti. A Los Angeles le bibite gassate sono bandite dalle scuola da alcuni anni, a New York il sindaco ha deciso di escluderle perfino dai buoni-pasto per i poveri, a Parigi è stata introdotta una tassa ad hoc per scoraggiarne i consumi, in Scozia, in Danimarca e in Germania, le mense scolastiche impongono frutta e verdura per i pasti degli alunni.

Dunque, è il mondo che va in questa direzione: e le scuole italiane farebbero bene a darsi una mossa. 

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Assemblea Regionale, bambini, Grecia, infanzia, obesità, Scuole italiane, Sicilia

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