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Quantità sbalorditive di cibo vengono distrutte per colpa del Coronavirus

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Mancando le reti di distribuzione ed essendoci meno esercizi commerciali aperti, i magazzini si riempiono di cibo e gli agricoltori sono in una situazione di grande difficoltà

Gli effetti della pandemia di Coronavirus sul circuito dell’alimentazione colpiscono in vari modi: con le scuole chiuse, gli hotel chiusi, i ristoranti chiusi, il turismo azzerato e tutto il resto, molti ordini di prodotti freschi sono stati annullati e tante colture vengono lasciate in mezzo ai terreni a marcire perché tanto non hanno alcun modo di essere distribuite.

È questa la condizione terribile in cui si trovano molti agricoltori. Cercano di piantare nuove colture sperando che l’economia si riavvii quando saranno pronte per essere raccolte.

Un articolo del New York Times descrive milioni di chili di cavolo e fagiolini che vengono distrutti nel sud della Florida e in Georgia. Decine di migliaia di chili di cipolle sepolte in trincee nell’Idaho e il 5% della fornitura di latte del paese che viene buttato quotidianamente – un numero che potrebbe raddoppiare se le chiusure si protraessero per altri mesi.

Milioni di uova di gallina vengono eliminate per evitare di allevare animali da macello per un mercato che non c’è più e anche l’industria della pesca è in difficoltà, poiché i due terzi della fornitura di frutti di mare viene normalmente consumata in esercizi commerciali che ora sono chiusi.

Che cosa possiamo fare?

I magazzini di tutto il mondo sono pieni e l’arretrato dei prodotti è globale, la concorrenza sarà rigida da parte dei fornitori internazionali e molti agricoltori temono che i loro consueti punti vendita all’ingrosso non riaprano una volta terminata la crisi perché molti ristoranti hanno chiuso.

Molto difficile a dirsi, spiega il New York Times, specialmente in un paese come gli Stati Uniti, dove si dovrebbe recuperare questo cibo pensato per l’ingrosso in modo da condividerlo in imballaggi più piccoli – e non è uno scherzo.

Ma questo ci porta a fare una riflessione più ampia, anche sul nostro paese: ci sono molte organizzazioni dal basso che stanno cercando di darsi far per creare dei sistemi virtuosi per ridistribuire i beni e fornire aiuto alle persone in difficoltà, ma senza un aiuto dall’alto sarà molto difficile impedire che il cibo marcisca.

Il messaggio è chiaro e vale come monito per il futuro: il modo in cui coltiviamo, distribuiamo e acquistiamo cibo deve cambiare.

 

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