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La solidarieta’ non e’ un gioco: l’industria dei videogames per il Giappone

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Le grandi software house ed i giocatori di tutto il mondo impegnati in una gara di solidarietà verso la popolazione colpita da terremoto e tsunami. Perchè nessuno in queste ore dimentica il rapporto speciale che c’è tra gli appassionati e la patria indiscussa dei videogames

La patria dei videogiochi? Senza ombra di dubbio, il Giappone. Nintendo, Sony e tantissime delle principali software house del mondo, protagoniste assolute del settore, sono nate in Giappone. Ed è sempre dal paese del Sol Levante che vengon alcuni dei più geniali ’inventori’ di giochi, come Fumito Ueda. Tra il Giappone e gli appassionati di videogiochi di tutto il mondo c’è sempre stato un rapporto speciale.

Anche per questo, in occasione dei tragici eventi che hanno colpito Tokyo nei giorni scorsi, in tanti hanno saputo smettere di giocare. Lo hanno fatto i tanti giocatori appassionati dei titoli di Squarepusher, ad esempio, che per ridurre i consumi elettrici in un paese costretto ai black out programmati, ha spento i propri server, con il plauso ed il sostegno dei loro fan che, in tutto il mondo, hanno di buon grado accettato la rinuncia e indirizzato messaggi di sostegno all’azienda.

Ma non tutti hanno smesso di giocare, ad esempio i utenti che utilizzano facebook per le sue applicazioni ludiche, hanno pensato invece di mettere mano al portafogli ’virtuale’ ed acquistare oggetti utili al loro videogame preferito, sapendo che tutti i fondi raccolti sarebbero stati donati alla popolazione colpita da terremoto e tsunami.

Ed in queste ore le iniziative di solidarietà che vedono l’industria dei videogames in prima fila, si vanno moltiplicando. Perchè la solidarietà non è un gioco

(VG)

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