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Pesca, non ci sara’ Iva sul gasolio. Ma la filiera italiana del pesce rimane a rischio

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Se fosse passata l’Iva sui carburanti, un peschereccio a strascico avrebbe speso fino a 30 mila euro in più ogni anno

Il gasolio per la pesca non avrà l’Iva. Tutto rimane come prima. Il Governo ha trovato l’escamotage per evitare quello che avrebbe decretato la fine del settore. Secondo le stime calcolate dalle organizzazioni ittiche infatti, la spesa annua per un’imbarcazione media destinata alla pesca a strascico per 180 giornate di lavoro e 12 ore di attività giornaliera sarebbe stata di 9 mila euro in più.

Per un peschereccio a strascico di grandi dimensioni che lavora 180 giorni in un anno per una media di 12 ore al giorno la spesa in più per il carburante sarebbe stata di 30 mila euro l’anno. È dramma per la pesca italiana. Nonostante i suoi 700 chilometri di coste, il settore stenta, va in default e si piega su se stesso con i costi che superano le entrate. I finanziamenti si riducono e i costi aumentano. A questo si aggiunge lo sciopero dei tir che blocca il prodotto “fresco” per eccellenza.

È bastato lo spauracchio della tassa sul gasolio per far scendere in piazza i lavoratori del mare e dare vita ad atti di violenza generati per lo più dalla disperazione. Conti alla mano il prezzo del gasolio ha subito forti aumenti nei mesi scorsi: Si è passati dai 0,53137 €/kg di gennaio 2010, ai 0,68378 €/kg di gennaio 2011 fino ai 0,75890 €/kg di dicembre. In pratica i costi per l’acquisto del carburante superano anche del 70 per cento i costi generali di gestione di un peschereccio. Quello che viene da chiedersi è: quanto questi aumenti influiranno sui costi al dettaglio? E quanto gli aumenti sullo scaffale spingeranno il consumatore a scegliere pesce straniero? Un problema, dato che proprio il prodotto che viene da fuori è uno dei maggiori “mali” della filiera ittica nazionale.

 

Nereo Brancusi

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