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Covid: medico Varese, ‘virus ci ha messo in ginocchio, non pronti a tanti morti’ (2)

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(Adnkronos) – “A ottobre il tracollo: casi in aumento ogni giorno, la riconversione del nostro reparto e presto di quasi tutto l’ospedale – ricorda Letizia Traversi, medico pneumologia -. Turni e posti letto raddoppiati, il continuo ricambio di pazienti, il rumore costante dell’ossigeno a flussi altissimi, dei monitor, del tessuto plasticato delle tute protettive nei corridoi. I caschi, tanti, troppi caschi. Gli anestesisti che diventano presenza costante e fondamentale, le linee dell’ossigeno che iniziano a dare segni di cedimento, il senso di frustrazione nel non poter fare di più”. Pazienti di tutte le età “accomunati dalla paura, dal senso di isolamento, da quello sguardo ansioso e implorante quando sulle loro teste calava lo scomodo cilindro di plastica in cui riponevamo le speranze di miglioramento”.

“Abbiamo dato l’ultimo saluto a troppe persone, e non eravamo abituati, non eravamo pronti. È vero, la maggior parte di loro erano anziani, oltre gli 80 anni, come si sente dire spesso quasi a minimizzare il numero di decessi che cresce costantemente e che non sembra impressionare più. Erano anziani, ma non è nostro compito stabilire quanto a lungo è degna di essere vissuta una vita, e molti di loro hanno lottato fino all’ultimo per ricordarcelo”, aggiunge.

“Meritavano di andarsene accompagnati dai loro cari, e non dalla carezza di un infermiere o di un medico senza volto, tramite due paia di guanti, mentre il resto del lavoro chiama e non si può restare che per pochi minuti. Il maledetto virus gli ha tolto anche quel diritto. Ci porteremo dietro tutte queste morti, che ci hanno resi più fragili e insieme più cinici, ma il ricordo di molti volti forse sparirà dalle nostre menti con il tempo, e possiamo consolarci solo con la speranza di aver fatto del nostro meglio perché ciascuno avesse la miglior morte possibile, la minor solitudine possibile”.

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