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Innocenti: ‘Serve nuova Fir, vogliamo campionato nazionale pro stile Nba’

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Roma, 19 feb. (Adnkronos) – “Il nostro progetto parte dal presupposto che occorre cambiare completamente la prospettiva. Negli ultimi 20 anni abbiamo puntato quasi esclusivamente sull’Alto Livello e questo ha intaccato pesantemente le risorse federali, per cui al tessuto dei club è mancato ossigeno per andare avanti. Visto che i risultati sportivi non ci sono stati, vogliamo cambiare visione, continuando a lavorare sull’Alto Livello ma tornando anche a lavorare con i territori e con i club, potenziando gli organi territoriali sia come risorse umane che finanziarie. Questo comporta una ristrutturazione delle attuali voci di spesa, in particolare quelle relative alla nostra partecipazione al Pro14, e una riforma importante dei campionati, che nel nostro progetto prevede la costituzione di un campionato professionistico nazionale in stile Nba, denominato Super Lega”. Così Marzio Innocenti, 62enne medico livornese trapiantato a Padova, candidato alla presidenza della Fir, da otto anni alla guida del Comitato Regionale Veneto, parla all’Adnkronos del suo progetto per la nuova Federugby.

“Sul modello del calcio, è impossibile per uno sport in Italia sopravvivere, essere conosciuto ed entrare nelle strutture economico-finanziarie che investono nello sport se non a fronte di un campionato professionistico che ogni settimana faccia parlare di rugby. In un paese di 60 milioni di abitanti non avere un campionato professionistico nazionale è difficilmente sostenibile rispetto ai nostri principali partner internazionali. Noi puntiamo come obbiettivo a diventare il secondo sport di squadra di questa Nazione, il lavoro da fare è molto grosso”, aggiunge Innocenti. “Tra i miei progetti c’è anche quello di portare il calcio e il rugby a camminare insieme. Nel Veneto spesso abbiamo cercato di farlo, su molti punti il sistema-calcio è molto avanti rispetto alle altre Federazioni, quindi potremo avere indubbi vantaggi nel cominciare a lavorare ad una sinergia. Per un reale sviluppo del nostro sport anche dal punto di vista culturale resta comunque fondamentale un impegno nettamente maggiore e più qualitativo dal punto di vista della proposta sportiva ed educativa per introdurre il rugby nelle scuole italiane, attraverso un accordo ben strutturato con il Miur”.

“Una terza franchigia? Per far crescere i giovani italiani due sono sufficienti, il problema è che noi nelle franchigie ci facciamo crescere troppi stranieri, una cosa che non va nell’interesse del movimento e alla quale è importante mettere mano rapidamente. L’Italia è molto lunga e grande. Noi abbiamo la necessità di tornare a sviluppare il rugby al centro e al sud del nostro Paese, desertificato da politiche profondamente sbagliate portate avanti negli ultimi anni, e successivamente di riportare in quei territori il rugby internazionale, lavorando per crearne le condizioni. Roma, in prospettiva, potrebbe essere la sede di una eventuale terza franchigia, ma chiaramente serve uno stadio adeguato”, spiega il candidato alla presidenza della Fir.

“L’idea di portare il rugby internazionale nel centro-sud Italia è strategico nei nostri obbiettivi. C’è da dire che con il campionato nazionale professionistico che speriamo di far partire entro tre anni dalle elezioni, ci saranno già strutture al centro-sud dove giovani italiani possono crescere. A questa Super Lega non si accede per promozione, ma per criteri oggettivi e misurabili, sul modello Nba con gestione affidata ad un Commissioner su mandato del Consiglio dei proprietari. Il modello è proprio quello, e di conseguenza territori che al momento sono ai margini del rugby di alto livello, come ad esempio Campania, Sicilia, Sardegna e Abruzzo, se trovano, unendo le forze, le risorse economiche e tecnico-sportive per sostenere una o più squadre di Super Lega vi troveranno spazio. Così ampliamo la platea del rugby di alto livello, trasformando finalmente il nostro sport realmente nazionale”.

“Il Flaminio per il rugby? Idealmente sarebbe la soluzione migliore per il rugby italiano, anche dal punto di vista simbolico e identitario. Vi troverebbero spazio gli uffici federali e tante facilitazioni per tante attività, e comunque per spazi, ambiente ed atmosfera era lo stadio ideale per il rugby, in gradi di aiutare i ragazzi a vincere le partite, un catino, poi si è preferito optare per capienze diverse puntando all’Olimpico, io avrei fatto scelte diverse. Il Flaminio però è stato lasciato andare in maniera preoccupante -ha aggiunto Innocenti-. La Federazione non ha le forze necessarie per la ristrutturazione del Flaminio. Certo che se ci mettiamo tutti insieme, con il Coni, il Comune, lo Stato per riportare il Flaminio ai vecchi splendori, il rugby italiano ritroverebbe il suo Stadio, la sua casa, risolvendo anche il problema di chiedere una terza licenza per il centro-sud. Inoltre, con la sede al Flaminio, non si porrebbe il problema della concomitanza con le partite di Roma e Lazio, cosa che quando accade costringe gli uffici federali a chiudere entro le 12”.

“Il covid ha inciso tanto. Ci sono ragazzi che da due stagioni non giocano a rugby. La mia priorità assoluta, in caso di vittoria alle elezioni, sarà quella di far ripartire i campionati, naturalmente d’accordo con il Cts e il Governo, ma l’impegno è farli ripartire, far tornare a giocare i ragazzi nel più breve tempo possibile, massimo fine aprile-inizio maggio”, ha detto Marzio Innocenti all’Adnkronos. “Sono un pochino arrabbiato che la Federazione abbia trovato altri 2 milioni di euro nel suo bilancio come intervento straordinario Covid e ne abbia fatto una distribuzione a pioggia alle società, che stanno ricevendo le cifre loro destinate in questi giorni, ma questi soldi avrebbero fatto tanto comodo per comprare tamponi molecolari in numero sufficiente a far ripartire i nostri principali campionati maschili e femminili, dimostrando al Cts che avremmo garantito lo stesso livello di sicurezza di altri sport nel frattempo ripartiti per giocatori e staff. Vedremo che soluzione troveremo”.

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