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Covid: Codogno un anno dopo – il ricordo di una mamma, ‘non passava mezz’ora senza sirene’ (2)

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(Adnkronos) – I suoi bambini all’inizio non hanno sofferto. “Erano felici perché non erano abituati a vedere così tanto i genitori a casa, poi hanno iniziato a sentire la nostalgia dell’asilo e della scuola e le cose sono cambiate”. Il suocero di Letizia, 69 anni, finisce in ospedale per il virus e la nonna dei bambini resta sola per due mesi. A un certo punto, quando l’angoscia arriva alle stelle, “abbiamo deciso di spegnere la tv per un po’. Mia figlia più grande ormai si tappava le orecchie”. Storie di famiglie che si somigliano, a Codogno e in tutta la Lombardia, con la solitudine accentuata dalla cautela e dal sospetto con cui gli abitanti di zone meno colpite dal virus, cominciano a trattare chi vive in quelle più a rischio. “Ricordo che a marzo dovevo cambiare la lavastoviglie e quando ho detto che ero di Codogno è sceso il gelo”.

Un silenzio “imbarazzante” che “ha accompagnato anche le nostre vacanze estive”. Ormai la città è un simbolo: “Perfino i miei colleghi americani e francesi parlavano di Codogno”. Adesso, la provincia di Lodi è una di quelle con la minor incidenza di contagi per abitanti, in tutta la Lombardia. “La verità è che ci siamo rialzati subito. Lo shock è stato talmente tanto grande che, passata l’ondata, a Codogno tutti hanno tenuto la mascherina e azzerato i contatti. Dopo quello che abbiamo vissuto, non ci siamo mai lasciati andare”. (di Vittoria Vimercati)

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