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Discorso Draghi, “uniti per amore Italia”: la mission politica del governo

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(Adnkronos) – Quello che oggi si presenta al Parlamento per chiedere la fiducia “è semplicemente il governo del Paese, che nasce in una situazione di emergenza raccogliendo l’alta indicazione del capo dello Stato”, animato dallo “spirito repubblicano” e frutto del dovere dell’unità. Un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia”. Mario Draghi di fronte al Senato nel suo discorso disegna così la mission politica del suo esecutivo, che “non poggia su alchimie politiche”, né rappresenta il “fallimento della politica”, perché “nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese”.

Un’Italia stremata da un anno di pandemia, che fa appello alla “nostra responsabilità nazionale. Il principale dovere cui siamo chiamati, tutti, io per primo come presidente del Consiglio, è di combattere con ogni mezzo la pandemia -sottolinea il premier- e di salvaguardare le vite dei nostri concittadini. Una trincea dove combattiamo tutti insieme. Il virus è nemico di tutti. Ed è nel commosso ricordo di chi non c’è più che cresce il nostro impegno”.

Riforme e gestione dell’emergenza diventano perciò il binomio inscindibile per orientare l’azione del governo. “Non esiste un prima e un dopo. Siamo consci -dice il premier nella prima delle sue due citazioni (l’altra sarà per papa Francesco)- dell’insegnamento di Cavour: ‘le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano’. Ma nel frattempo dobbiamo occuparci di chi soffre adesso, di chi oggi perde il lavoro o è costretto a chiudere la propria attività”.

Draghi rivolge un ringraziamento al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “per l’onore dell’incarico che mi è stato assegnato” e confessa “che non vi è mai stato, nella mia lunga vita professionale, un momento di emozione così intensa e di responsabilità così ampia”.

Un compito che lo porta a guidare un esecutivo sicuramente particolare, ma che non vuole incasellare nelle varie formule che in altre fasi politiche hanno contrassegnato governi in qualche modo paragonabili a quello attuale. “Si è discusso molto sulla natura di questo governo. La storia repubblicana -ricorda il premier- ha dispensato una varietà infinita di formule. Nel rispetto che tutti abbiamo per le istituzioni e per il corretto funzionamento di una democrazia rappresentativa, un esecutivo come quello che ho l’onore di presiedere, specialmente in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo, è semplicemente il governo del Paese. Non ha bisogno di alcun aggettivo che lo definisca”.

“Riassume la volontà, la consapevolezza, il senso di responsabilità delle forze politiche che lo sostengono alle quali è stata chiesta una rinuncia per il bene di tutti, dei propri elettori come degli elettori di altri schieramenti, anche dell’opposizione, dei cittadini italiani tutti. Questo è lo spirito repubblicano di un governo che nasce in una situazione di emergenza raccogliendo l’alta indicazione del Capo dello Stato”.

Perciò Draghi non è d’accordo con chi afferma “che questo governo è stato reso necessario dal fallimento della politica”, perchè “nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese, nell’avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie e delle imprese che ben sanno quando è il momento di lavorare insieme, senza pregiudizi e rivalità”.

“Nei momenti più difficili della nostra storia, l’espressione più alta e nobile della politica si è tradotta in scelte coraggiose, in visioni che fino a un attimo prima sembravano impossibili. Perché prima di ogni nostra appartenenza, viene il dovere della cittadinanza. Siamo cittadini di un Paese che ci chiede di fare tutto il possibile, senza perdere tempo, senza lesinare anche il più piccolo sforzo, per combattere la pandemia e contrastare la crisi economica”.

“E noi oggi, politici e tecnici che formano questo nuovo esecutivo siamo tutti semplicemente cittadini italiani, onorati di servire il proprio Paese, tutti ugualmente consapevoli del compito che ci è stato affidato. Questo è lo spirito repubblicano del mio governo”.

Inevitabile per il presidente del Consiglio tracciare un parallelo con un momento altrettanto drammatico come quello attuale vissuto dal nostro Paese e con la risposta che seppe dare la politica. “Oggi -ricorda- noi abbiamo, come accadde ai governi dell’immediato Dopoguerra, la possibilità, o meglio la responsabilità, di avviare una Nuova Ricostruzione. L’Italia si risollevò dal disastro della Seconda Guerra Mondiale con orgoglio e determinazione e mise le basi del miracolo economico grazie a investimenti e lavoro. Ma soprattutto grazie alla convinzione che il futuro delle generazioni successive sarebbe stato migliore per tutti. Nella fiducia reciproca, nella fratellanza nazionale, nel perseguimento di un riscatto civico e morale”.

“A quella Ricostruzione collaborarono forze politiche ideologicamente lontane se non contrapposte. Sono certo che anche a questa Nuova Ricostruzione nessuno farà mancare, nella distinzione di ruoli e identità, il proprio apporto. Questa è la nostra missione di italiani: consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti”.

Forze politiche che troveranno inevitabilmente nel Parlamento il luogo del confronto tra loro e con l’esecutivo. “Questo -ricorda Draghi concludendo dopo circa 50 minuti il suo intervento- è il terzo governo della legislatura. Non c’è nulla che faccia pensare che possa far bene senza il sostegno convinto di questo Parlamento. E’ un sostegno che non poggia su alchimie politiche ma sullo spirito di sacrificio con cui donne e uomini hanno affrontato l’ultimo anno, sul loro vibrante desiderio di rinascere, di tornare più forti e sull’entusiasmo dei giovani che vogliono un Paese capace di realizzare i loro sogni. Oggi, l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia”. (di Sergio Amici)

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