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Covid Italia: il 2020 si chiude con 19.316 imprese in più, il saldo più basso dal 2013

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Roma, 2 feb. (Labitalia) – Al 31 dicembre 2020, secondo la rilevazione Movimprese di Unioncamere/Infocamere, in Italia c’erano 6.078.031 imprese, con un saldo ancora positivo, pari a +0,32%, tra le imprese nate durante l’anno (292.308 iscrizioni) e quelle morte (272.992 cessazioni al Registro delle imprese nel 2020). Insomma, il 2020 si chiude con 19.316 imprese in più. Un dato che è il più basso dal 2013 quando le nuove imprese conteggiate furono 12.681. Nel 2019 invece il saldo attivo è stato pari a 26.629 imprese. Certo, quasi 20.000 imprese in più è comunque un dato che indica, per ora, una certa resilienza del nostro sistema produttivo, in uno scenario caratterizzato, come la stessa rilevazione Movimprese, precisa “da una diffusa incertezza sull’evoluzione della pandemia”.

Il dato, dicono gli analisti economici, potrebbe però subire un tracollo con le rilevazioni del primo trimestre del 2021. E questo per due ragioni: una ‘storica’, vale a dire che chi deve chiudere un’impresa normalmente lo fa nel 1° trimestre dell’anno, e la seconda, per una ragione contingente. I supporti, i ristori, i bonus e la cig per Covid, abbinati al blocco dei licenziamenti, hanno sicuramente ‘congelato’ le cessazioni mentre qualche nuova apertura, pur nella difficoltà del momento, ha continuato a esserci. Non a caso, infatti, le cessazioni nell’analisi Movimprese nel 2020 hanno fatto segnare un calo del 16,4% e 272.992 imprese che hanno chiuso sono in assoluto la cifra più bassa dal 2006. Insomma, potrebbero esserci, tra le imprese attive, malati gravi ma tenuti in vita con la respirazione artificiale.

Altri segnali di crisi, destinata ad aggravarsi, si colgono nei territori. Il tasso di crescita calcolato sulla variazione tra iscrizioni e cessazioni in relazione allo stock di imprese presenti, è a fine 2020 negativo per 9 regioni su 20: Piemonte (-0,23%), Valle d’Aosta (-0,02%), Veneto (-0,38%), Friuli Venezia Giulia (-0,58%), Liguria (-0,24%), Emilia Romagna (-0,49%), Toscana (-0,07%), Marche (-0,58%), Molise (-0,40%). A fine 2019 il tasso era negativo invece solo per 6 regioni. E alcune regioni come il Veneto avevano un tasso positivo nel 2019 (+0,03%) e sono passate a uno col segno meno, così come la Toscana è passata da 0,10% del 209 a -0,07% del 2020.

Alcune regioni sembrano aver dato prova di maggiore resilienza: in Lombardia sono state iscritte nel Registro imprese 48.043 nuove società: a fronte di 45.205 cessazioni, il saldo è attivo di 2.838 ditte e porta il totale delle aziende presenti in Lombardia a sfiorare quota 950 mila (949.399 per l’esattezza). Meglio della Lombardia hanno fatto, in termini di variazione con il segno più, Lazio (6.801 nuove imprese), Campania (6.480), Sicilia (3.636) e Puglia (3.033). Ma, avverte Unioncamere, la significativa riduzione, a livello generale, delle iscrizioni di nuove società e delle cancellazioni “suggerisce cautela. Per stabilire l’entità degli effetti prodotti nel 2020 dalla crisi pandemica sarà utile attendere i dati del primo trimestre 2021: tradizionalmente molte comunicazioni di chiusura dell’attività inviate al Registro delle imprese negli ultimi giorni vengono statisticamente conteggiate in quello successivo”.

A soffrire di più è stato il Nord Est, che ha chiuso il 2020 con 4.200 imprese in meno, mentre le altre tre circoscrizioni Nord Ovest, Centro e Sud e Isole, hanno contribuito a mantenere il saldo attivo. In quanto ai settori, si difendono bene costruzioni (832.872 aziende a fine 2020) che hanno guadagnato 10.180 imprese, immobiliare, attività professionali, scientifiche e tecniche. Nel censimento Movimprese reggono anche le attività di alloggio e ristorazione (461.244 lo stock totale a fine 2020), con +6.217 imprese, ma i dati peggiori per questo settore si vedranno alla fine del 1° trimestre.

Costruzioni e digitale sembrano dunque i comparti destinati a sostenere le opportunità di un’occupazione nel primo trimestre 2021, anche se si prospetta una brusca frenata su base annua. Riguardo ai settori, il più colpito dalle cessazioni è stato il commercio: a fine 2020 lo stock complessivo di aziende commerciali era di 1.497.862, ben 4.386 in meno rispetto al 2019. Anche l’agricoltura, silvicoltura pesca (735.466 imprese a fine 2020) ha perso 4.258 aziende; il manifatturiero (548.565) ne ha perse 3.981 (Mariangela Pani).

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