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Tatuatori: Covid ha aggravato abusivismo, annosa problematica settore

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Roma, 26 gen. (Labitalia) – “Il Covid ha aggravato le annose problematiche del settore dei tatuatori che da anni deve fare i conti con il sommerso”. Lo dice all’Adnkronos/Labitalia Francesco Cecconi, vicepresidente dell’Associazione Tatuatori.it, che riunisce artisti del tatuaggio e del piercing, con l’obiettivo di proporre e ottenere una legge nazionale che regoli gli aspetti previdenziali, fiscali, amministrativi, igienico-sanitari e formativi. “Da sempre – ricorda – l’Associazione è impegnata per il riconoscimento dell’attività artistica del tatuatore e del piercer in quanto autori e per la tutela degli associati e dell’intera categoria nei rapporti con le istituzioni e nelle pubbliche relazioni. Quello che manca è una norma nazionale che però la nostra associazione ha sempre proposto ai vari governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni”.

“Dati alla mano – ricorda Cecconi – per ogni tatuatore in regola, professionista che legalmente si apre uno studio, che paga le tasse e segue tutte le norme igieniche richieste, ce ne sono almeno 3 che svolgono la loro attività in modo illegale a casa. Ovviamente, con il virus il pericolo derivante da attività completamente esente da vincoli igienico-sanitari è andato aumentando a scapito di chi fa tutto in regola”.

“Abbiamo così avuto – continua il vicepresidente dell’Associazione Tatuatori.it – un grosso calo del lavoro dovuto a diversi fattori, primo fra tutti gli obblighi cosiddetti di barriera imposti dal governo dai vari provvedimenti che di fatto ci hanno fatto chiudere. Obblighi che, comunque, chi è in regola già adottava prima dello scoppio della pandemia”.

“Anche l’impoverimento della società – ammette – dovuto alla crisi post Covid ha diminuito i clienti. Certo, chi è bravo, chi è un tatuatore professionista artistico che rispetta le norme ha continuato a lavorare, ma questo non vuol dire che gli operatori in generale non abbiano risentito del particolare momento che il Paese sta attraversando”.

“Lamentiamo – afferma – il disinteresse e l’approssimazione delle istituzioni perché, in assenza di una normativa nazionale, le Regioni si stanno preoccupando di creare norme territoriali, senza dare il giusto spessore alle osservazioni delle associazioni di categoria, come la nostra”.

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