Mafia: motivazioni processo Borsellino quater, ‘strage è mosaico ancora pieno di ombre’
Palermo, 20 gen. (Adnkronos) – “Le emergenze probatorie acquisite nel procedimento costituiscono singoli pezzo di un mosaico che, nel suo complesso, continua a rimanere in ombra in alcune sue parti. Basti pensare alla ‘scomparsa misteriosa’ dell’agenda rossa del magistrato e alla ricomparsa della borsa stessa in circostanze non chiarite nell’ufficio di Arnaldo La Barbera”. Lo scrivono i giudici della Corte d’Assise d’appello di Caltanissetta, nella sentenza di secondo grado del processo ‘Borsellino quater’. La sentenza, emessa nel novembre 2019, ha confermando la sentenza di primo grado ed accogliendo le richieste della Procura generale, ha condannato all’ergastolo i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, imputati il primo come mandante ed il secondo come esecutore della strage in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i 5 uomini della scorta.
Condannati a 10 anni i “falsi pentiti” Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. Così come aveva fatto la Corte d’assise presieduta da Antonio Balsamo anche in appello i giudici hanno dichiarato estinto per prescrizione il reato di calunnia contestato a Vincenzo Scarantino.
In 377 pagine i giudici ripercorrono le tappe della vicenda. E si soffermano soprattutto sulle “persistenti zone d’ombra e sulla paternità mafiosa della strage”. Tra le ombre citate dai giudici ci sono anche gli “uomini ‘sconosciuti’ sul luogo del delitto e nell’immediatezza dello stesso e i un uomo ‘estraneo a Cosa nostra’ al momento della consegna dell’autovettura Fiat 126 da parte di Gaspare Spatuzza”.

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