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Libia: il racconto dei pescatori, ‘in carcere ci hanno detto di scambio tra prigionieri’/Adnkronos (3)

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(Trapani) – “E’ stata durissima – dice – nessuno ci diceva niente. Ci sentivamo abbandonati dallo Stato. Non ci davano alcuna notizia. Per noi era finita. Non ci credevamo più di riuscire a tornare per Natale”. Si commuove quando ricorda quel 13 novembre, quando la Farnesina ha permesso ai pescatori italiani di potere parlare con i propri familiari. “Subito dopo ci siamo abbracciati – dice – e pensavamo di essere vicini alla liberazione. Invece ci hanno riportato in un’altra cella”. Poi ha ricordato la madre, Rosetta Ingargiola, diventata ‘madre coraggio’. A 74 anni non ha mai smesso di lottare.

“Il nostro abbraccio è stato bellissimo – dice – una grande emozione”. Alla domanda se tornerà in mare dice: “Certo, ma mi piacerebbe che l’Italia ci tutelasse un po’ di più”. “Non ci sentiamo tutelati – dice – sarebbe opportuno che qualche volta qualche nave ci stesse vicino. Vorremmo sentire la vicinanza del nostro paese. Anche con qualche nave, così in caso di bisogno non avremmo queste difficoltà”. E conclude: “Chiediamo che il governo ci stesse più vicino in futuro. Non vogliamo più che accada quanto accaduto a settembre. Mai più”.

Giovanni Bonomo dice con le lacrime agli occhi: “‘Abbiamo temuto per la nostra vita. Sono saliti a bordo con le armi. Facevano i controlli armati”. In carcere dormivano a terra ”sul fango”. ”Era uno schifo – dice – potevamo stare in bagno solo dieci minuti e basta”. Anche il pescatore indonesiano racconta le umiliazioni subite in Libia: “Ogni mattina, poco dopo le sei, battevano i pugni forte contro la porta per svegliarci. Non la smettevano più. Era un tormento. Ho avuto tanta paura. Non tanto di morire ma di non potere più tornare nel mio paese”. “E’ stato terribile – racconta – ci hanno fatto cambiare prigione tre volte”. Gli stranieri non sono stati tenuti insieme con gli otto pescatori italiani.

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