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Ilva di Taranto a rischio chiusura?

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L’Ilva di Taranto rischia la chiusura, nonostante una legge ad hoc vuole scongiurare il sequestro degli impianti da parte dei magistrati

L’Ilva di Taranto è l’azienda della discordia: ambiente o denaro? Inquinamento o salute? Secondo l’accusa, che ha portato ad una vera e propria inchiesta giudiziaria, l’impianto deve essere chiuso; queste le ragioni dell’accusa: documenti e referti sanitari non lasciano dubbi, l’Ilva, l’azienda siderurgica del gruppo Riva, inquina e non poco, le emissioni di polveri velenose nell’aria hanno modificato l’ecosistema della zona e l’inquinamento provocato ha causato 90 morti, diverse malattie respiratorie e problemi alla vista. Taranto si spacca in due: c’è chi chiede la chiusura immediata, ma c’è anche chi spera che questo non accada mai. L’Ilva, infatti, raccoglie nel suo organico 12.000 dipendenti, più molte migliaia di addetti nell’ambito dell’indotto industriale.

Per scongiurare la chiusura dell’Ilva la giunta regionale pugliese ha votato una legge ad hoc, che mira a salvare il colosso siderurgico. La legge antinquinamento, che ha riscosso 59 voti sui 59 votanti e che riguarda le aree a elevato rischio ambientale di Brindisi e Taranto, devastate dalle polveri sottili, stabilisce per le aziende l’introduzione della Valutazione del danno sanitario (Vds), impone quindi alle stesse aziende di pagare i danni e prevede una condanna pesante nei confronti di chi si ostina a non rispettare le nuove regole sull’inquinamento, giacché ‘l’autorità sanitaria dispone la sospensione dell’esercizio dello stabilimento’. Così si vuole dare all’Ilva la possibilità di riparare e di mettersi in regola, diminuendo l’inquinamento atmosferico senza rinunciare a dare lavoro ai suoi dipendenti.

La legge ad hoc sull’Ilva, però, potrebbe non bastare. Nonostante le novità da parte delle Istituzioni regionali pugliesi, il sequestro degli impianti, area a caldo e parchi minerali, continua a essere dato per imminente. 

(gc)

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