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Cib lancia ‘Farming for Future’, roadmap per transizione agricoltura

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Roma, 29 ott. – (Adnkronos) – Si chiama “Farming for Future. 10 azioni per coltivare il futuro” il progetto del Cib, il Consorzio italiano biogas, per la riconversione agroecologica dell’agricoltura italiana. Seguendo le azioni del piano e grazie a un potenziale produttivo di 6,5 miliardi di metri cubi di biometano agricolo, entro il 2030 il settore potrà ridurre le emissioni di anidride carbonica in atmosfera di 12.400 kt, che si aggiungono alle 19.000 kt di CO2eq evitate grazie al mancato utilizzo di fonti energetiche fossili. L’insieme, 31.400 kt di CO2eq, è pari alle emissioni annue di oltre 18,5 milioni di automobili, circa il 50% del parco auto circolante in Italia.

Quali sono le 10 azioni? In breve, energie rinnovabili in agricoltura, azienda agricola 4.0, gestione dei liquami da allevamento, fertilizzazione organica, lavorazioni agricole innovative, qualità e benessere animale, incremento della fertilità dei suoli, agroforestazione, produzione e uso di biomateriali, biogas e altri gas rinnovabili.

Con questo progetto, il Cib propone una roadmap utile per dare risposte alle esigenze di produzione e di sostenibilità ambientale, in linea con la strategia europea “Farm to Fork”, preservando il patrimonio agricolo e zootecnico italiano e tutelando la fertilità del suolo. Attraverso le buone pratiche del Biogasfattobene, il modello agro-economico sviluppato dal Cib, sarà possibile, ad esempio, avviare a digestione anaerobica sino al 65% dei reflui zootecnici entro il 2030.

Il progetto è stato ideato dal Cib e realizzato insieme ad un gruppo di imprenditori agricoli, di tecnici e ricercatori, che contribuiscono all’attività del Consorzio per raccontare come l’integrazione della digestione anaerobica nell’attività agricola sia lo strumento per ottenere una molteplicità di effetti positivi sull’ambiente e sulla competitività delle aziende agricole. Tutto questo troverà spazio sul sito farmingforfuture.it una piattaforma che verrà continuamente alimentata per approfondire e diffondere le buone pratiche del progetto.

Il settore primario può dare un contributo strategico in termini di riduzione del proprio impatto ambientale: produrre di più usando meno risorse, riducendo gli sprechi, garantendo cibo ed energia rinnovabile e ripristinando la fertilità dei suoli e la biodiversità. “Uno dei nostri obiettivi – dichiara Gattoni, presidente del Cib – è dimostrare che è possibile abbattere le emissioni senza rinunciare alle produzioni alimentari di qualità che caratterizzano l’eccellenza del Made in Italy”.

Per Giuseppe L’Abbate, sottosegretario alle politiche agricole alimentari e forestali, “la crisi in atto, sanitaria, ambientale ed economica, dimostra che il business as usual non è una strada percorribile. Come Governo, nei prossimi mesi saremo chiamati ad assumere decisioni politiche cruciali per delineare le opportunità di sviluppo anche del settore primario. Servirà definire una governance responsabile che guardi al lungo periodo e che sappia implementare meccanismi chiari e stabili a supporto della transizione e che promuova percorsi di semplificazione normativa agevolando le sinergie lungo tutta la filiera”.

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