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leucemia linfoblastica acuta

Leucemia linfoblastica acuta: uno studio italiano apre nuove speranze

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leucemia linfoblastica acuta

Una nuova terapia offre concrete speranze di guarigione dalla leucemia linfoblastica acuta

Uno studio italiano, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica The Journal of Clinical Investigation, ha testato una nuova terapia su un gruppo di pazienti affetti da un tumore del sangue relativamente raro, la leucemia linfoblastica acuta.

La cura, in quasi l’86% dei pazienti trattati ha portato a una scomparsa completa del tumore.

Grazie agli sforzi dei laboratori di ricerca della Fondazione Tettamanti, coordinati dal Centro di emato-oncologia pediatrica della Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma (MBBM) con la collaborazione dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, si è dimostrato che le cellule CARCIK, ovvero delle particolari cellule CAR-T ottenute a partire dalle cellule T di donatori sani, se somministrate in pazienti affetti da questo tumore riescono a espandersi nell’organismo e sono in grado di persistere, essendo dotate di una promettente attività antitumorale.

Il successo dello studio sta, tra le altre cose, anche nel fatto che i 13 soggetti partecipanti erano molto compromessi, nel senso che i quattro bambini e i nove adulti erano stati già sottoposti senza successo a diverse terapie e ad almeno un trapianto allogenico di cellule staminali, dopo il quale avevano avuto una recidiva.

Per loro, quindi, non vi erano altre opzioni terapeutiche disponibili.

Dopo 4 settimane dall’infusione delle cellule CARCIK, sei dei sette pazienti trattati con le dosi più alte hanno raggiunto una remissione completa, cioè una scomparsa completa del tumore e cinque di loro hanno raggiunto la negatività della malattia minima residua – un parametro che misura le cellule leucemiche che restano nell’organismo del paziente dopo la terapia e che con il passare del tempo potrebbero portare a una recidiva della malattia.

La maggior parte dei pazienti che hanno risposto al trattamento con le cellule CARCIK era ancora in remissione dopo una media di 6 mesi dall’infusione – le cellule CARCIK hanno mostrato di persistere nell’organismo fino a 10 mesi.

Uno studio davvero molto promettente.

 

 

 

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